Machiavelli e gli eserciti mercenari

Pubblicato da Redazione il


Un nota a margine a proposito della questione democrazia e guerra.
È noto che per Machievelli il grande problema degli Stati italiani fossero le truppe mercenarie: “la rovina d’Italia non è ora causata da altra cosa, che per essere in spazio di molti anni riposatasi in sull’armi mercenarie”.
Posso sbagliarmi, ma da quanto mi risulta, il segretario fiorentino non spiega mai perché quegli Stati facessero ricorso a truppe mercenarie e non ad eserciti di popolo. Io credo che lo avesse capito benissimo, ma non potesse dirlo. Il motivo è semplice.
Dunque, solo i governi percepiti come legittimi possono armare i più. E i comuni italiani erano regimi politici con una forte partecipazione popolare, ordinamenti condivisi e autocefali. Erano insomma repubbliche. E le repubbliche italiane avevano imponenti eserciti di popolo, tanto da tener testa per secoli alle truppe imperiali e a sconfiggerle.
All’interno di questi incunaboli di società aperta si impongono con la forza del denaro e delle armi tycoon e avventurieri: i Medici, i feroci Visconti prima e gli Sforza dopo. Sono le signorie ed è un fenomeno comune a tutta la penisola. Un fenomeno con il quale si pone fine ai liberi comuni che hanno plasmato le nostre città e creato il miracolo italiano e si da vita a governi dispotici e fasti privati.
Una cosa li accomuna: sono tutti poteri illegittimi. Non a caso, in nome di Bruto e dei cesaricidi, tenteranno di far fuori Lorenzo e Giuliano (riuscendo purtroppo ad ammazzare solo quest’ultimo).
Vale la pena ribadirlo, i grandi signori, celebrati come gli artefici del Rinascimento, erano dei despoti illegittimi che hanno soffocato il Rinascimento, i comuni italiani e compromesso per secoli la nostra libertà. E sarebbe ora di riscoprire la grande tradizione repubblicana di tanti protagonisti di quel periodo da Leonardo a Michelangelo.
Ecco perché i despoti degli Stati italiani non potevano armare degli eserciti di popolo, i più: perché questi le armi le avrebbero rivolte in primo luogo contro gli usurpatori.
Ed ecco il motivo per cui Machiavelli queste cose non poteva dirle: perché egli stesso viveva sotto un despota e pure lui aveva famiglia. Per inciso, lui fervente repubblicano fu costretto, visti i tempi nuovi, a scrivere quel banale vademecum per aspiranti tirannelli che è il Principe. Scommetto che Machiavelli se ne sia vergognato per tutta la vita.
Un’ultima notazione per concludere. Negli anni in cui sarà al vertice della politica fiorentina (dal 1498 al 1512), che coincidono con quello della cacciata de Medici da Firenze e della restaurazione repubblicana, Machiavelli tenterà con tutte le sue forze di allestire un esercito di popolo. Ma i tempi rovinavano in altra direzione.
Nel 1513 un Medici diviene papa con il nome di Leone Decimo e la prima cosa che farò sarà soffocare la Repubblica di Firenze e riportare al potere il suo casato. È il 1513, e a patire da allora La città inizia a inabissarsi: le parole sono di Braudel, “nel seicento Firenze è solo la corte del Granduca; questi si è impadronito di tutto: del denaro, del comando, della distribuzione degli onori”, egli regna su una città che è sua “prigioniera”.

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