Il disagio della libertà

Pubblicato da Redazione il


Vorrei abbozzare un ragionamento iniziato a Bologna qualche giorno fa in occasione del trentennale della caduta del muro di Berlino.
… le masse non cercano la libertà, anzi, le masse non vogliono la libertà, questa al contrario è una conquista di minoranze organizzate e illuminate.
Se le cose non stessero così, non si spiegherebbe perché nella storia le società aperte libere e democratiche si contano sulle dita di una mano e sono durate meno di uno sbadiglio: un paio di secoli per Atene, un paio di secoli e mezzo per la Roma repubblicana; quasi tre secoli per i Comuni italiani. E se vogliamo far iniziare la nostra società aperta con la Rivoluzione americana del 1776, beh, i due secondi e mezzo non sono ancora passati, ma ci manca poco.
Alle masse la libertà non piace, piace invece l’ordine, la sacra tradizione che indica a tutti il proprio ruolo nella società e i doveri che si hanno verso gli altri e chi comanda. I doveri, si badi bene, non i diritti. Le ere dei doveri contro le poche età dei diritti (rubando il titolo a Bobbio).
Il trentennale della caduta del muro è passato quasi sotto silenzio perché alle masse piacciono i muri, non gli orizzonti aperti che creano angoscia e disorientamento. I muri piacciono perché creano identità, separando chi sta dentro da chi sta fuori, i buoni dai barbari. Non a caso la sola parola globalizzazione è diventata uno spauracchio.
Perché le masse non amano la libertà? Propongo due risposte.
La prima, ciò che realmente interessa agli esseri umani, non è poter liberamente esprime se stessi, ma sentirsi parte di un gruppo, essere accettati dal gruppo (il che spiega il proliferare dei social e il fatto che della privacy non frega niente a nessuno).
La seconda fa riferimento a quella che i sociologi chiamano azione elettiva, scegliere con la sola forza della propria testa come vivere e chi essere è faticosissimo. Scegliere liberamente cosa è bene e cosa è male è difficilissimo. In fondo è questo il “disagio della civiltà” e la spiegazione del fatto che per la stragrande maggioranza della loro storia gli essere umani sono vissuti all’interno di società chiuse.
Ecco perché la libertà (la “libertas” dei romani e dei comuni italiani) è una fiammella fragile fragile, che per secoli è state spenta, e che, se dovesse spegnersi del tutto, verrà rimpianta solo da pochi.

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