Democrazie e guerra

Pubblicato da Redazione il


A volte lo si dimentica, ma esiste una stretta correlazione tra la democrazia e la guerra.
Ad Atene è il popolo in armi che combatte contro i Persiani. Sono gli opliti, vale a dire i cittadini che si possono permettere un’armatura, che fondano la democrazia oplitica, per l’appunto: se vado bene quando devo versare il sangue per la patria, allora vado bene anche per decidere quando questa deve entrare in guerra oppure no.
A Roma succede la stessa cosa, le secessioni della plebe, famosa quella del Monte Sacro, altro non sono che scioperi del popolo in armi che si rifiuta di combattere per i patrizi che avevano il monopolio dei diritti politici (attivi e passivi). Non a caso, lo sciopero del Monte Sacro si conclude, non grazie alla storiella conservatrice di Menenio Agrippa (sarebbe ora di smetterla di insegnarla nelle scuole), ma con l’istituzione del tributano della plebe e la possibilità per la plebe di accedere a tutte le cariche pubbliche.
La stessa cosa succede quando si deve combattere contro gli imperatori del Sacro Romano impero che pretendono dai liberi comuni italiani la restituzione di antichi diritti. Anche in quel caso tutti si devono armare, e ricompare il popolo in armi. E la storia si ripete, se sono buono a combattere allora ho il diritto di dire la mia sugli affari della res pubblica.
E ancora, in America e in Francia a difendere i principi delle due grandi rivoluzioni è, di nuovo, il popolo in armi, che poi preme per una riforma in senso democratico.
Nel novecento le masse possono irrompere nelle storia perché prima sono servite nelle trincee della prima guerra mondiale, quando per la prima volta milioni di uomini sono chiamati a morire per la patria. Quando poi tornano a casa, pretendono di poter decidere i destini della patria e chiedono diritti sociali, come aveva fatto la plebe romana con i suoi scioperi. Non a caso del 1918 è la riforma del diritto di voto, che viene esteso a tutti coloro che hanno prestato servizio sotto le armi e del 1919 è la riforma della legge in senso proporzionale. Quanto ai diritti sociali, le istituzioni liberali non sapranno rispondere con prontezza alle richieste dei milioni di reduci che hanno infiammato la società e soccomberanno. Lo faranno i movimenti totalitari, che garantiranno i diritti sociali, calpestando le libertà liberali.
Infine, non è un caso se è dopo la Seconda Guerra mondiale, quando milioni di cittadini sono stati chiamati a rischiare la propria vita e a morire per la patria, ovunque si arriva al suffragio universale e si istituiscono i più moderni sistemi di welfare state mai esistiti.
C’è dunque una stretta correlazione tra la guerra e la democrazia, tra il popolo in armi e un sistema istituzionale nel quale la voce dei più conta. E il cuore di questa correlazione è doppio. Da una parte uno stato non può difendersi da attacchi esterni se non arma le masse, ma d’altro canto questo stesso stato non può armare le masse se queste lo percepiscono come dispotico e illegittimo. Infatti queste prima di combattere lo straniero impiccherebbero il despota.
Ecco allora che solo gli stati che la maggior parte dei cittadini concepisce come cosa loro (res pubblica), e al loro servizio, possono armare le masse.
E oggi come stanno le cose: gli eserciti di popolo non esistono quasi più da nessuna parte e la tecnologia oggi può fare molto di quello che prima faceva il grande numero.
Le masse non solo non servono più per combattere, ma presto non serviranno più nemmeno per produrre. Tra chi si occupa di queste cose, circola una battuta. Nelle fabbriche del futuro ci saranno soltanto due esseri viventi: un uomo e un cane. L’uomo con il compito di dar da mangiare al cane e il cane che deve impedire che l’uomo si avvicini alle macchine. Esagerato certo, ma scordatevi gli eserciti di operai che scandiscono le proprie giornate al suono di una sirena.
Se così stanno le cose, allora si può concludere che se il XX secolo, per dirla con Mosse, è stato il secolo in cui le masse hanno fatto la loro irruzione nella storia, il XXI secolo è quello in cui ne sono uscite.

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