Chi sono i difensori dell’Occidente?

Pubblicato da Redazione il


A me pare che non sia tanto importante ragionare su chi siano i difensori dell’Occidente, ma che cosa è l’Occidente.
Ora se si escludono una manciata di microstati o le monarchie del
Golfo forse non è sbagliato dire che è da considerarsi occidente un gruppo di paesi che ha prodotto una quantità di ricchezza e di progresso sociale senza precedenti nella storia.

Questo vuol dire che la questione di cosa sia l’Occidente si intreccia con l’altra questione e cioè quella sulla origine della ricchezza delle nazioni.
A me sembra, che proprio ora che ci troviamo nella fase di passaggio da un paradigma di tipo fordista a un nuovo paradigma che potremmo definire digitale, sia più semplice che in passato rispondere a questa domanda e cioè su quali siano le cause della ricchezza delle nazioni.
Julian Simon ha scritto che la vera fonte della ricchezza delle nazioni non risiede nella loro dotazione di risorse naturali nè nella loro posizione geografica ma nelle menti creative dei propri cittadini. Creatività che è, sostiene Richard Florida, di tutti.

Se così stanno le cose allora, perché quella creatività possa venir fuori ha bisogno della libertà di potersi esprime e di una serie di istituzioni che tutelino e difendano quella libertà. Ecco allora il primo elemento e cioè lo stato di diritto, la macchina che serve a garantire a tutti le libertà liberali. Ma non basta.
È necessario che quelle menti abbiano gli strumenti culturali per potersi esprimere e i corpi i cui quelle menti sono siamo in salute, perché chi è malato non è libero. Diventa allora necessario che vengano garantiti quanto meno il diritto alla salute e all’istruzione, di qui la necessità di un insieme di istituzioni in grado di garantire a tutti i cittadini i diritti sociali. Chiamatelo pure Welfare State o se non volete che sia lo stato a garantire quei diritti, chiamatelo pure Welfare Community, come in maniera molto intelligente Eva Zamagni ha teorizzato. L’importante è che l’essenza di quei diritti non venga stravolta e quella essenza consiste in qualcosa che mi spetta a prescindere dalla volontà di qualcun altro.
Stato di diritto e Stato sociale dunque. Ma non basta.

Essere creativi e quindi innovativi implica la possibilità di sbagliare. Vi siete mai chiesti perché mentre la Sony sfornava il nuovo modello di Walkman la Apple sfornava l’iPod? Generalizzando: perché dal Giappone che pure rispetta i diritti liberali e sociali non vengono mai innovazioni dirompenti ma solo perfezionamenti, a volte straordinari, di tecnologie esistenti? Henry Ford, Jeff Bezos, e Andrew MacAffe del MIT, una risposto ce l’hanno ed ha a che fare con i fallimenti. Negli Stati Uniti chi fallisce non viene additato come un fallito, in Giappone deve inchinarsi e chiedere perdono. Quindi più una società tollera i fallimenti, più sarà innovativa più produrrà ricchezza.

E infine l’ultimo e più importante degli elementi. Il cuore della avventura occidentale consiste nella possibilità di abbattere, senza subire conseguenze, venerate ortodossie e gettarle nella polvere. Il che significa la rivolta costante verso l’autorità, in altre parole la tradizione dell’anti-tradizione o per usare la bella espressione di David Deutsch la tradizione critica. Tutto ciò può essere definito il diritto di essere eretici, di affossare venerate teorie, di proporne di nuove e mai sentite prima, senza per questo perdere la testa.

Ma il diritto ad essere eretici può anche essere definito come il diritto di tutte le minoranze a dire liberamente la propria. Posta così l’Occidente allora diventa un insieme di istituzioni che hanno come fine quello di tutelare le minoranze e il loro diritto a diventare, senza spargimento di sangue, maggioranze. Per inciso, tutela della minoranze significa non riconosce alcuna ortodossia e nel contempo riconoscere che nessuno è in possesso di una verità più vera di altri, ma tutti sono in possesso di pezzi di soluzioni ai problemi dell’umana famiglia che in un certo periodo sembrano migliori degli altri.

A questo punto emergenza una assonanza e cioè il fatto che questa descrizione di Occidente coincide in massima parte con il metodo scientifico di Popper che consiste nella libertà di falsificare, senza essere cacciati dalla cittadella della scienza, teorie regnanti al fini di espandere la nostra capacità come specie di risolvere un numero più ampio di problemi e quindi di aumentare le nostre conoscenze e quindi la nostra capacità di produrre ricchezza.

Se la si pone in questi termini allora diventa possibile dire che nel suo complesso l’Occidente, o società aperta popperiana, consiste in una serie di istituzioni che servono a risolvere pacificamente i problemi che le teorie scientifiche, politiche e cultuali in quel momento dominanti non sono in grado di risolvere.
Questo significa che i difensori dell’Occidente sono quanti si assumono la difesa di tutto questo sistema istituzionale nel suo insieme e non di singole parti.
Si tratta dunque di un sistema complesso e per questo la libertà non si perde in un solo giorno, ma ogni volta che non ci si prende cura anche di uno solo di quegli elementi.

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