La marsigliese in cinese

Pubblicato da Redazione il


5 ottobre 2019

Qualche giorno fa ho ascoltato l’intervista di Marco Montemagno ad Alberto Forchielli e mi ha turbato molto quanto è stato detto a proposito della rivolta di Hong Kong da parte di Forchielli. Non volevo scrivere niente perché ho grande stima di tutti e due, ma non riesco a passarci sopra.
Forchielli legge la rivolta di Hong Kong come l’effetto della crisi abitativa: case troppo piccole, prezzi alle stelle e una cricca di avidi signori del mattone che dominano il mercato immobiliare. Di qui la rivolta, che si sarebbe potuta evitare tirando su qualche palazzo in più.
Già nel 1989 quando studenti e operai scesero in piazza Tienanmen a Pechino ci fu qualcuno che disse che lo facevano per colpa del carovita dovuto all’inflazione e per chiedere salari più alti. Tutto sotto controllo dunque. Nell’uno e nell’altro caso si tratterebbe di riforme da farsi all’interno del sistema cinese.
Eppure gli studenti non chiedevano questo. Fosse stato così un compromesso lo si poteva trovare. Invece chiedevano altro e cioè un ribaltamento dell’intero sistema cinese, come la statua della libertà in carta pesta eretta in quella piazza Tienanmen avrebbe dovuto lasciar intendere e per questo furono massacrati.
Il guaio è che oggi come allora una forma strisciante di materialismo storico continua a offuscare la mente dei migliori analisti, come Forchielli indubbiamente è. Si è sempre alla ricerca di una causa economica o sociale per spiegare queste cose, ignorando che ci può essere anche altro.
Bene, allora perché la minuscola Hong Kong si rivolta contro il gigante cinese? Per la libertà. Per difendere quella rete di diritti individuali, e gli istituti giuridici posti a loro presidio, che è la più grande costruzione dell’Occidente, e cioè lo Stato di diritto. E Hong Kong, ex colonia britannica, è una scheggia di Occidente conficcato nel corpaccione della Cina continentale. Non è un caso che le manifestazioni siano iniziate per opporsi alla legge che prevedeva l’estradizione per una serie di reati da Hong Kong, che è una bolla di libertà occidentali, in Cina, che è sempre più il regno del vecchio dispotismo orientale. In sintesi, ad Hong Kong rischiano la vita per difendere la costituzione che hanno ereditato dall’Inghilterra perché sono consapevoli del fatto che per dirla con John Locke “dove la legge finisce, la tirannia inizia”.
Lo dico a Forchielli e Montemagno: i giovani di Hong Kong stanno lottando contro la tirannide e in difesa della libertà non di una stanza in più da arredare da Ikea.

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