La nascita delle filosofia

Pubblicato da Redazione il

Pare, e la cosa mi fa molto piacere, che la filosofia stia ritornando di moda ed è interessante che stia accadendo ora, perchè siamo in un punto di passaggio da un’era, quella industriale, a un’altra, quella digitale. Questo ritorno in auge non è un caso: la filosofia nasce proprio in un altro momento di passaggio quando cioè i migranti greci abbandonarono il vecchio mondo (l’Ellade) per uno nuovo (l’Italia).E non nasce ad Atene, ma nelle colonie. Talete era di Mileto, che era una colonia greca della Ionia (l’attuale Turchia) e Parmenide, era di Elea nel Cilento. Nasce nelle colonie poi e dopo, solo dopo, viene importata ad Atene dove viene accolta così bene che a Socrate lo fanno fuori alla prima occasione utile.Perchè nasce nelle colonie? Le risposte sono molteplici. La prima, i migranti greci che arrivano in Italia cercano di ricostruire le istituzioni sociali che avevano lasciato in patria: i miti, i riti, le sanzioni e le teogonie. Ma nel farlo si resero conto che tutte quelle leggi e norme sociali che in patria erano considerate di origine divina, altro non sono che cose umane, troppo umane.La seconda: mettiamo che le leggi patrie dicessero che se ti mangi la carne il mercoledì Zeus ti strafulmina. Bene. Il pio colono greco arriva nel Cilento e vede i cilentani (gli enotri) che il mercoledì banchettano a carne arrostita e vino rosso e nessuno li strafulmina. È chiaro che quello qualche domanda se la pone. Questo per dire che il contatto tra culture diverse, anche per ragioni commerciali, produce secolarizzazione e elimina i manicheismi.Infine, ed è forse il punto più importante, nelle colonie non esisteva o era debolissima la struttura sociale che aveva il compito di far rispettare con le sanzioni lo status quo e i miti, riti e le teogonie di cui sopra: quelli cioè che avrebbero dovuto strafulminarti al posto di Zeus.Così tutti i cittadini delle colonie ebbero non solo l’esigenza di capire come era fatto il mondo, dal momento che i racconti tradizionali non reggevano più e, soprattutto, nell’aria libera della Magna Grecia furono liberi di farlo. Nasceva così un uomo nuovo disposto a decidere, a suo rischio e pericolo, in che direzione orientale la sua vita, senza che fossero altri ad imporglielo per ceto, nascita, sacra tradizione.Nelle colonie furono tanto liberi (Jaeger parla di una “illimitata libertà di pensiero e di parola”) che non arrivarono mai a un conclusione definitiva, ma diedero avvio alla società occidentale sviluppando due principi. Il primo, l’individualismo (che non va confuso con l’egoismo come tutti fanno). In che consiste? Due cose: nel fatto che una persona basandosi solo sulla forza del suo cervello può sostenere una tesi diversa rispetto a quella della collettività; e poi nel fatto che in nome di nessuna entità collettiva (lo Stato, il partito, la chiesa, la terra promessa) si è legittimati a fare un graffio a un individuo. Il secondo principio, è quello della tradizione dell’anti-tradizione. Il core business di ogni filosofo è quello di costruire il proprio pensiero, individualmente, smontando quello degli altri. Tutto il resto è teologia più o meno velata.Senza questi due principi, il miracolo occidentale non sarebbe mai avvenuto, non sarebbe mai nato lo Stato di diritto, nè la scienza e la tecnologia. Non è un caso che là dove non c’è libertà non ci sia filosofia, ma al massimo pii glossatori di libri sacri.Forse vale la pena ricordarla questa storia, perchè a farla furono migranti, outsider, minoranze, pietre di scarto che divennero pietre d’angolo.

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