Pataccari

Pubblicato da Redazione il

C’è una cosa che io proprio non capisco.
Si dicono patrioti, nazionalisti, difensori dei sacri confini, della sovranità nazionale e poi inneggiano al fascismo e ululano onore a Mussolini.
Eppure dovrebbero sapere (non ci vuole molto) che fu proprio il fascismo e quel saltinbanco di Mussolini a distruggere tutto quanto per secoli era stato costruito per trasformare una semplice espressione geografia (Metternich) in uno stato autonomo e indipendente, fiero e sviluppato. E fu proprio Mussolini a ridurre alla miseria una intera nazione, facendoci ritornare “calpesti e derisi” così come fummo per secoli. Dovrebbero rendersi conto che dirsi patrioti ed essere fascisti è una contraddizione in termini.
Se solo avessero un po’ di sale in zucca, quelli che si dicono difensori della patria e dell’interesse nazionale dovrebbero mettersi in casa il busto di Cavour e urlare nelle piazze onore a Giolitti; dovrebbero uscire per strada con la maglietta con su la faccia di De Gasperi e la felpa con il profilo di Einaudi; se credenti, dovrebbero girare con nel portafogli il santino di don Luigi Sturzo. 
La sera poi dovrebbero recitare una preghiera laica e litaniare i nomi, per dirne alcuni, di Raffaele Mattioli, di Enrico Mattei, di Felice Ippolito, di Andriano Olivetti, di Pasquale Saraceno, Gaetano Salvemini, Benedetto Croce, Francesco Saverio Nitti, Francesco Compagna, Ezio Vanoni, Oscar Sinigaglia, Mario Pannunzio e di Ugo La Malfa. E dovrebbero ricordare tutti coloro che hanno portato l’Italia dalle macerie prodotte dal fascismo ai vertici dei paesi più prosperi del mondo.
Se fossero dei patrioti veri, dovrebbero appendersi in casa il poster di Aldo Moro, appuntarsi al petto la medaglina con il faccione di Saragat e tatuarsi sul petto la faccia di Craxi.
Ma questi sono tutto tranne che patrioti e sono così cretini da dirsi nostalgici di colui, mi riferisco a Mussolini, che ha in assoluto prodotto più danni, morti e umiliazioni per questo paese e che ha fatto la giusta fine che meritano tutti i tiranni: la morte.
Buon primo maggio, viva il lavoro e la libertà!

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