Eppure…

Pubblicato da Redazione il

Eppure un problema esiste. Perché il 25 aprile crea tante polemiche e più che una ricorrenza storica è arma di lotta politica? 
Il 2 giugno i monarchici, quei fessi dei neo-borbonici, o gli anti-repubblicani in generale, non protestano.
In Germania l’8 maggio (capitolazione del Terzo Reich) non si festeggia. Mentre festeggiano il 3 ottobre, Festa dell’Unità nazionale, la riunificazione.
Bene, allora perchè il 25 aprile è ritenuta, nonostante i tanti sforzi di pedagogia politica, una festa di parte?
Secondo me il fascismo in sè non c’entra, nel senso che non ci si divide perché c’è qualcuno che pensa che storicamente fu un fenomeno positivo e qualche altro che pensa che fu un fenomeno negativo.
Certo questo paese non ha mai fatto i conti, come in Germania, con il proprio passato: gli ha semplicemente voltato le spalle. Ma il punto non è questo. 
E la risposta alla precedente domanda, temo, vada ricercata nel dopoguerra e non nel ventennio.
Qual è la risposta? Il PCI ha negli anni cannibalizzato le altre forze antifasciste e ha raccontato una storia nella quale solo il PCI ha fatto la resistenza. 
In questo modo, comunismo e antifascismo coincidevano e, d’altro canto, anticomunismo e fascismo erano la stessa cosa. 
Così, non poteva dirsi antifascista chi era anche anticomunista. (In questo senso, non sono un caso le contestazioni alla Brigata Ebraica dello scorso anno e l’inclusione nei cortei dei rappresentanti palestinesi che non c’entrano niente).
Ecco, ora le altre forze antifasciste non comuniste sono scomparse (la Democrazia cristiana, i socialisti, i liberali, i repubblicani) mentre resta forte il peso dell’egemonia culturale conquistata dal PCI nella società. Così il 25 aprile suona sempre più come una cosa di parte, anzi una festa comunista.
Questo, se ha un senso quello che ho detto, è un altro dei guai prodotti dal comunismo in Italia, per rimediare al quale forse oggi sarebbe utile, più che insultare gli indifferenti, ricordare che la resistenza, l’evento fondativo della nostra Repubblica, inizia negli anni venti per mano di forze laiche. E sarebbe pertanto utile ricordare quanti morirono per la libertà pur non essendo comunisti, come – per dire qualche nome – Giacomo Matteotti, Giovanni Amendola, Carlo Rosselli. O come Eugenio Colorni, assassinato dai fascisti il 28 maggio del 1944, o Bruno Buozzi che fu ucciso dai nazisti il 4 giugno dello stesso anno, entrambi a Roma. Il 6 giugno la capitale sarebbe stata liberata.

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