Cina millenaria

Pubblicato da Redazione il

L’idea che la Via della Seta possa essere a doppio senso di marcia e, attraverso di essa, possano passare i valori e le libertà occidentali, tanto da cambiare dall’interno il volto della Cina e trasformarla pian piano in una liberal-democrazia è una ingenuità.
Non che teoricamente non sia possibile. Anzi, a partire dalla Prima Guerra dell’Oppio fino alla costituzione della Repubblica di Sun Yat-sen nel 1912 è successo proprio questo: alla modernizzazione economica e tecnologica ha fatto seguito la modernizzazione istituzionale e culturale. Ma perché ciò possa accadere è necessario che si verifichi una condizione: la debolezza del potere centrale.
E proprio questa condizione manca oggi, quando il potere centrale è più forte che mai, nonostante quarant’anni di apertura al mondo e di scambi commerciali globali.
Il che costringe ad alcune riflessioni ed in particolare sul fatto che Kant e Montesquieu avevano torto: la goccia dell’economia non scalfisce la roccia della politica.
Negli Stati Uniti questa riflessione l’hanno fatta e, a partire da Obama, hanno dato vita ad una svolta radicale alla loro politica verso la Cina.
In sintesi: la stella polare della politica cinese degli USA a partire dal viaggio segreto di Kissinger a Pechino è stata quella di portare la Cina al tavolo del benessere occidentale, condividere con lei i frutti delle società liberali e dell’economia di mercato nella convinzione di attivare un meccanismo di trasfusione che dalle libertà economiche e commerciali arrivasse fino alle libertà liberali e politiche. Di qui la decisione di chiudere tutti gli occhi possibili pur di far entrare un paese non ad economia di mercato nel WTO.
Sia chiaro: quel processo di trasfusione era partito e alle libertà economiche aveva fatto seguito la richiesta delle libertà politiche. Il fatto che gli studenti a Piazza Tienanmen nel 1989 avessero eretto una statua della libertà di carta pesta e cantassero la marsigliese in cinese dice chiaramente ciò che quei giovani volevano.
Eppure quel processo fu interrotto brutalmente con la forza e gli studenti furono massacrati. A dimostrazione che è il potere politico, la forza bruta, la variabile indipendente che può condizionare qualsiasi cosa.
Da allora il partito comunista cinese è andato sempre più rafforzandosi. A Washington hanno preso atto di questo ed hanno cambiato approccio.
Dal convolgimento nell’economia globale sono passati all’esclusione della Cina: la Trans Pacific Partnership era proprio questo: gli USA commerciavano con tutti tranne che con la Cina.
Trump ha pensato che quel percorso fosse troppo lungo. Ha così chiuso la TTP ed ha iniziato ad attaccare la Cina con dazi commerciali per imperdire che Pechino potesse continuare a godere dei frutti delle società liberali (ricerca scientifica e innovazione) di cui indebitamente si appropria, continuando a mantenere un regime illiberale.
La Cina, infatti, nonostante la vulgata cara a Cacciari, è un nano dal punto di vista tecnologico e può investire quanti soldi vuole in ricerca ma non otterrà mai quella innovazione che è il prodotto di una società libera.
Per concludere in quarant’anni di intensissimi scambi economici e politici (ve la ricordate Chimerica di Nial Ferguson?) gli Stati Uniti non sono riusciti a scalfire il potere del PCC. Pensare che lo possa fare l’Italia, per giunta sempre più isolata in Europa, è ridicolo.

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