La reazione termidoriana

Pubblicato da Redazione il

Sono un pò di anni che vado ripetendo che uno dei tratti distintivi dei tempi presenti, almeno dal punto di vista politico e sociale, è la ricomparsa della folla.
Che cos’è folla? La folla è una massa di persone che ha paura del futuro e tale paura la rende irrazionale e ansiosa di liberarsi quanto prima possibile di quell’insopportabile sentimento, e anche per questo è disposta a privarsi volontariamente delle proprie libertà e dei propri diritti a favore di chiunque prometta di liberarla dalla paura.
Le cause della sua ricomparsa sono molteplici, ma per essere sintetici sì può dire che essa è dovuta alla progressiva atrofia dei diritti sociali e alla cattiva manutenzione di quella macchina che ne deve garantire l’applicazione: mi riferisco allo Stato sociale.
Per dirla diversamente, le libertà liberali, e tra queste la proprietà privata e la libera impresa, sono uno straordinario motore di benessere e la causa prima del miracolo Occidentale (lo stato di diritto). 
Tuttavia tali libertà producono contemporaneamente ricchezza e disuguaglianza, prosperità e polarizzazioni. Tali disuguaglianze e polarizzazioni, se non si interviene, si tramutano in questioni sociali, il che vuol dire che una parte della popolazione di un paese inizia a disperare del proprio futuro e a temere che non vi siano strumenti istituzionali per poter riscattare la propria sorte.
Se non si interviene, le vittime della questione sociale iniziano a pensare che il gioco politico ed economico è intimamente truccato e che quelle libertà liberali sono cosa di cui solo pochi possono godere. Anzi si inizia a pensare che le stesse istituzioni liberali sono pensate per far vincere solo alcuni e sfruttare tutti gli altri.
A quel punto le vittime della questione sociale iniziano a pensare che l’unico modo per riscattare la propria sorte è quello di abbattere le libertà liberali, perchè quelle libertà sono ormai percepite come libertà di classe, libertà borghesi.
Quando dunque la folla prende il potere, la prima cosa che fa è imporre i diritti sociali, senza tenere in nessuna considerazione le libertà liberali nè la salute dei conti pubblici. Ma così facendo manomette alla radice la struttura istituzionale che ha prodotto la prosperità dell’Occidente e crea le condizioni perché tutti siano più uguali, ma nella miseria, attraverso la distruzione dello Stato di diritto. Come il più dispotico dei dittatori, la folla per raccogliere una mela abbatte l’albero e quando ha fame sfascia i forni.
A questo punto è possibile che sorga una reazione per impedire che la folla sfasci tutto. Tuttavia, come c’è un modo giusto e uno sbagliato di risolvere una questione sociale, così c’è un modo giusto e uno sbagliato di difendere lo Stato di diritto e la civiltà liberale. In linea di massima, si può dire che c’è la possibilità di due diversi tipi di reazione: una moderata e una autocratica.
La folla nel parlamento ateniese, per fame di ricchezze che potessero alleviare l’indigenza dei cittadini, produce il disastro della spedizione in Sicilia. La reazione (moderata) è il colpo di Stato del 411 che limita il potere dell’assemblea. Mentre la sconfitta nella guerra del Peloponneso provoca la reazione autoritaria dei Trenta. L’una e l’altra falliscono e la democrazia ateniese scompare dalla storia universale.
Dopo la sconfitta di Cartagine, come dopo la sconfitta dell’Unione Sovietica, a Roma si genera uno straordinario sviluppo economico, che produce ricchezze delle meraviglie e questioni sociali. A Roma la folla è la plebe urbana, che pretende diritti sociali e minaccia le strutture liberali. Anche in quel caso si contano due reazioni. Una, almeno dal punto di vista istituzionale, di tipo moderato vede la restaurazione del vecchio ordine repubblicano da parte di Silla. Una autoritaria che smantella il vecchio ordine repubblicano ed è quella di Ottaviano. Anche in questo caso, come nel precedente ateniese, la repubblica sparirà per secoli dalla storia d’Italia.
La stessa cosa avviene nei comuni italiani medievali dove le istanze sociali delle vittime della questione sociale (il caso più noto è quello dei Ciompi) vengono represse nel sangue e si avvia un lento processo di soffocamento delle libertà democratiche a favore di regimi sempre più autocratici (le signorie), che porteranno alla distruzione di quelle strutture istituzionali comunali, forgiate sull’esempio dell’antica repubblica romana, che avevano fatto la prosperità di quelle città-stato, che non rivedranno più quella prosperità economia, che allora avevano raggiunto, se non nel XX secolo.
La stessa cosa accade nella Francia rivoluzionaria quando il totalitarismo giacobino e sanculotto, che avevano snaturano la rivoluzione liberale dell’ ’89 e portato al potere ancora una volta la folla. È la reazione termidoriana a bloccare la degenerazione e a salvare la Francia. Quella fu una reazione moderata, cui fece seguito la reazione napoleonica.
E a ben guardare la stessa cosa avviene in Italia con il fascino come reazione al diciannovismo e alla paura che la folla, animata dal mito di Mosca, potesse prendere il potere e annientare ogni forma di libertà liberale. Quella del fascismo fu una reazione autocratica che ebbe come risultato quello di sfasciare lo Stato di diritto e le libertà liberali.
Ricapitolando. Il mercato lasciato a se stesso produce ricchezze delle meraviglie e questioni sociali. 
Le questioni sociali producono la degradazione del popolo a folla. Quando la folla prende il potere in nome della giustizia sociale impone i diritti sociali, sacrificando le libertà liberali. A quel punto si possono generare due reazioni.
Una illuminata e una ottusa. La prima tende a bloccare gli eccessi della folla, curare la questione sociale, e restaurare le libertà liberali calpestate. È il caso della reazione termidoriana del 1794.
La reazione ottusa è quella che soffoca gli eccessi della folla, ponendo fine ai disordini, ma nel contempo sfascia lo Stato di diritto dopo aver conquistato i poteri necessari per evitare che lo facesse la folla.
Che cos’è che porta alla luce una reazione o l’altra? Francamente non lo so. Mi viene però da pensare che sia importante soprattutto una cosa per capirlo, guardare alla tenuta del consenso.
Se la reazione avviene quando il consenso dei movimenti populisti è ancora altro, quando cioè non hanno ancora fatto danni tali da scontentare ampi strati della popolazione, allora è possibile che la reazione sia violenta e la violenza è uno dei volani che produce l’autocrazia (il fascismo in Italia e il governo dei Trenta ad Atene fanno questo).
Se invece la reazione avviene quando i guasti prodotti dai populisti al governo sono tali da produrre danni di vasta portata e da intaccare le basi del loro consenso, allora è possibile che non ci sia bisogno del ricorso alla forza e che la reazione possa essere moderata e salutare in termini di tenuta dell’ordine liberale. E’ quanto è avvenuto con la reazione termidoriana del 1794 che viene dopo gli eccessi e le follie dei giacobini.
In Italia la folla al potere ce l’abbiamo ed è impegnata nella distruzione dello Stato di diritto. Se ci sarà una reazione e di che tipo essa sarà per ora è difficile dirlo.

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