Ius quia iustum

Pubblicato da Redazione il

Il modo dispotico e autoritario di intendere la gestione della cosa pubblica, che questa maggioranza ha, sta iniziando a cozzare contro la struttura istituzionale liberale del nostro ordinamento.
Mi riferisco in particolare al decreto sicurezza di Salvini (ma in futuro queste frizioni cresceranno) e l’opposizione che sindaci come Orlando e De Magistris stanno facendo all’applicazione del decreto sicurezza.
Sono molti gli aspetti che andrebbero messi in evidenza per mostrare come le democrazia liberali funzionano: in ciò che sta accadendo, infatti, c’è, tra le altre cose, il concetto di poliarchia di Dahl e la teoria istituzionale del diritto di Santi Romano.
Ma vorrei soffermarmi solo su un paio di concetti: il primo è la distinzione tra “ius quia iussum” e “ius quia iustum” e il secondo è la differenza che passa tra il governo dei legislatori e il governo della legge o preminenza del diritto, cosa diversa dallo Stato di diritto, come giustamente insiste Vitaliano Esposito
Nel governo dei legislatori tutto ciò che la maggioranza parlamentare vota acquisisce la forza di legge e deve pertanto essere rispettata da tutti. Il che vuol dire che è giusto tutto ciò che è imposto da qualcuno, sia esso un singolo che detiene il potere con la forza o una maggioranza democraticamente eletta.
Al contrario nelle nostre democrazie liberali perché un principio diventi legge deve poter contare su un doppio processo di legittimazione, uno dal basso (il voto popolare) e uno dall’altro (il rispetto dei principi espressi nella costituzione). Nelle democrazie liberali dunque non sono gli uomini a governare, i legislatori, ma i principi che sono stati posti al vertice dell’ordinamento, vale a dire i principi costituzionali.
Differenza di poco conto? Nient’affatto, nel primo caso a governare è l’arbitrio del potere, che non trova di fronte a sè alcun limite se non la volubilità del proprio capriccio; nel secondo a governare è un regime limitato da una serie di principi inviolabili.
Ora è evidente che Salvini contrasta i sindaci ribelli in nome del principio dello “ius quia iussum”: ha forza di legge tutto ciò che ha la forma della legge; mentre i liberi comuni meridionali si rifanno all’altro principio dello “ius quia iustum”, ragion per cui si rifiutano di dare applicazione a una norma che ritengono ingiusta.
Forse vale la pena ricordare che il primo è il principio su cui si fonda il dispotismo, il secondo quello su cui è stata costruita la società liberale occidentale.
La storia delle libertà occidentali, infatti, riprende, dopo il crollo della repubblica romana, nel 1167 quando alcuni liberi comuni, che avevano preso a governarsi da soli, iniziarono a scontrarsi, in nome della libertà, contro gli imperatori che rivendicavano per sè il potere assoluto su quelle terre.
Salvini sicuramente sa che quella è la data di costituzione della prima Lega lombarda, quella che si oppose a Federico Barbarossa. Mentre nel 1226 si costituirà la seconda Lega lombarda, quella che si oppose a quell’altro despota: Federico II di Svevia.
I comuni del Centro Nord riuscirono a resistere alle mire dello stupor mundi, quelli meridionali purtroppo no. Infatti, i baroni che nel 1245 a Capaccio congiurarono per ammazzare Federico II furono sconfitti e uccisi brutalmente. Se la storia del Mezzogiorno è diversa da quella del Settentrione d’Italia le ragioni vanno individuate anche in quella sconfitta. 
Ora però, ironia della sorte, sono proprio alcune città meridionali, guarda caso Napoli e Palermo, ad opporsi ad un aspirante despota che continua ad essere a capo di un partito si rifà a quei comuni che, contro i due Federico, combatterono strenuamente per decenni.

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