Pluralismo e tolleranza

Pubblicato da Redazione il


Non sono riuscito a commentare a caldo l’intervista di ieri sera a Giuseppe Conte perché avrei usato solo maleparole e insulti. Ma ho profondo rispetto per le istituzioni e quindi me ne sono stato zitto.
Ci provo ora.
Lo sprovveduto ieri sera non ne ha azzeccata una ed è riuscito a dire una serie di enormità da Guinneess dei primati. 
L’improvvido, stordito dal ruolo, è come quelli che hanno studiato male e ripete un po’ a casaccio le poche cose che si ricorda, anche quando non c’entrano niente. Per dire, gli chiedi delle cause della prima guerra mondiale e quello ti risponde che la Parigi di inizio secolo era un faro della cultura mondiale e ti inizia a parlare della vita artistica parigina dell’epoca. E se gli fai notare che quanto sta dicendo non ha senso ti risponde: “ma io comunque ho studiato”.
Meglio che mi fermo, perché mi sto facendo trascinare.
Tra le castronerie che l’esimio accademico (si scherza) ha detto ne voglio sottolineare una. Alla domanda del conduttore che cos’è il popolo, con sicurezza ha risposto: chi sostiene il governo. Poi incalzato da Floris ha dovuto ritrattare, in parte. Ma l’affermazione resta.
Ora in quelle parole ci sono talmente tante bestialità che io non so se sono in grado di evidenziale tutte.
Ci provo. Se il popolo è quello che sostiene il governo, allora gli altri partiti e parlamentari che siedono in Parlamento, non contano niente. Sono illegittimi.
Eppure, in un sistema parlamentare come il nostro, con più partiti che si contendono il governo del paese, nessun può rappresentare da solo la volontà popolare. Tutti coloro che siedono in Parlamento, pro quota, rappresentano la volontà popolare e tutti i partiti, anche se hanno un solo deputato, hanno pari legittimità a esprimere quella volontà popolare.
Questo per dire che in una democrazia rappresentativa, con un sistema di voto proporzionale, la volontà popolare risiede nel Parlamento, anzi in ogni parlamentare, che è libero (divieto di mandato imperativo) di rappresentare la nazione come meglio crede. 
Con quella frase l’illustre giurista (si scherza) non solo infanga il Parlamento, ma mina tutta la struttura istituzionale su cui si fondano le nostre società. La più importante delle quali è, forse, la tutela delle minoranze, di chi dissente e di tutte le opposizioni.
Se non lo si facesse, se solo la maggioranza dovesse essere considerata il ‘vero’ popolo, e gli altri dei nemici della patria, allora il governo, espressione di quella maggioranza che detiene la verità, avrebbe il dovere di impedire che gli altri possano un giorno prendere il potere, avrebbe quindi il dovere di cacciarli o annientarli. 
Allo stesso modo quella minoranza, per provare a salvare la propria pelle e i propri averi, cercherà di sabotare il governo e uccidere i capi della maggioranza.
In una parole, dire che il popolo è solo che sostiene il governo significa aprire le porte alla guerra civile e al terrore giacobino.
Al contrario, tutelare la minoranza significa garantirle il diritto di diventare un domani maggioranza senza spargimento di sangue; e ciò significa, e questo è uno degli aspetti più importanti, che la maggioranza non è portatrice di alcuna verità, non è qualitativamente superiore a nessuno, ma esprime una semplice opinione che raccoglie momentaneamente il favore dei più. 
Ciò implica la tolleranza di tutte le opinioni (pluralismo), tutte, se non contrarie alla legge, ugualmente legittime. Se ciò non accadesse si cadrebbe in un attimo nelle guerre di religione.
Il pluralismo implica la libertà di poterle esprimere quelle opinioni (e quindi libertà di stampa, di parola, di voto, di associazione etc etc). 
Per questo, dire che una maggioranza, o alcuni partiti sono qualitativamente migliori di altri significa scardinare barbaramente ogni struttura delle nostre società aperte. 
Ora noi possiamo ridere dell’illustre cattedratico (si scherza) prestato alla politica, e rappresentarlo come uno rintronato (la parola appropriata sarebbe un’altra) in mezzo ai suoni.
Ma attenzione perché in quella parole ci sono i germi del potere più brutale, i germi del totalitarismo.

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