Trump, Tocqueville e Putin

Pubblicato da Redazione il

IL RITIRO DEGLI STATI UNITI DAL TRATTATO SULLE FORZE NUCLEARI INTERMEDIE È UNA BUONA NOTIZIE. ECCO IL PERCHÈ…


Sono stato allievo di Carlo Jean e Stefano Silvestri e mi hanno insegnato che a scatenare le guerre non sono le armi, ma configgenti volontà politiche, odi razziali, fanatismi religiosi. Per dirla diversamente sono certe idee che scatenano le guerre, non le armi. Per millenni ci siano scannati a vicenda con le pietre e gli Hutu e Tutsi si sono macellati a colpi di machete.

Ciò vuol dire che i trattati per il controllo degli armamenti, che andavano tanto di moda nei decenni passati, non sono di per sé strumenti necessari a impedire le guerre. Sono più propriamente dichiarazioni Urbi et Orbi di determinate volontà politiche. Di per sé dunque un trattato per il controllo degli armamenti non aumenta né limita le probabilità di un conflitto.

E questo, ovviamente vale anche per la decisione USA di uscire dall’Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty (INF), è una dichiarazione politica e come tale va letta. Ed è una dichiarazione politica forte che pone un bel pò di questioni.

Dalle reazioni che ci sono state, mi pare abbastanza chiaro che al Cremlino si siano rimasti male per la decisione di Trump di uscire .

Se così stanno le cose, allora non dovrebbe essere tanto pacifico, come tutti lasciano ormai intendere, che Trump possa essere considerato la marionetta di Putin alla Casa Bianca. 

Come accennavo qualche tempo fa, è possibile che Trump stia seguendo, in politica estera, una precisa tabella di marcia. Prima ha affrontato il principale competitor la Cina. Ora ha preso a lavorare sul dossier russo.

Reagan e lo Scudo Spaziale

Ironia della sorte. Dalle reazioni che i russi, per non parlare degli europei il cui disorientamento strategico sta arrivando a livelli preoccupanti, hanno avuto, sembra quasi che rimpiangano Reagan che aveva firmato quel trattato nel 1987 con Gorbacev. Ora Reagan proprio una colomba non era. A tale riguardo, vale la pena ricordare la questione dello scudo spaziale anche nota coma Strategic Defence Iniziative.

Che cos’era? Il più grande bluff della storia dell’umanità dopo il cavallo di Troia. Mi spiego. 

Negli anni della Guerra Fredda è stata la minaccia della reciproca distruzione nucleare a mantenere la pace, non i trattati per il disarmo. Si chiamava Mutual Assured Destruction (MAD).

Se una delle due grandi potenze avesse lanciato un attacco nucleare (First Strike) l’altra aveva la capacita di lanciare una risposta (Second Strike) altrettanto potente da distruggere l’avversario. Risultato i due si sarebbero distrutti a vicenda.

E visto che non erano attori irrazionali, nessuno dei due aveva interesse ad essere il primo a lanciare un attaccoo.

Come è facile intuire, il sistema si reggeva a patto che nessuno dei due allestisse un sistema di difesa in grado di parare il Second Strike dell’altro. Infatti, se io so che posso attaccare senza subire conseguenze, visto che ho uno scudo che mi protegge, allora l’equilibrio salta.

Per stare tranquilli USA e URSS avevano formalizzato il tutto in uno specifico trattato: si chiamava Anti-Ballistic-Missile Treaty e fu firmato nel 1972 (AMB). Il trattato proibiva appunto ai due paesi di costruire un sistema antimissile, uno scudo per l’appunto. Qualcuno scrisse che le due superpotenze si mostrava a vicenda la giugulare e la esponevano alle zanne l’uno dell’altro.

Quando Reagan lancia la Strategic Defence Iniziative ha intenzione proprio di scardinare questo sistema, costruendo uno scudo che avrebbe messo a riparo gli Stati Uniti da attacchi missilistici e quindi li avrebbe resi liberi di attaccare per primi in qualsiasi momento, senza la preoccupazione di subire rappresaglie.

La cosa gettò nel panico i sovietici: ora solo la loro giugulare era esposta. Dovevano mettersi al riparo anche loro e costruirsi anche loro uno scudo. Ma i soldi scarseggiavano, così Gorbacev decise di allascare un pò i controlli, ridare fiato all’economia, lasciare cioè che il mercato facesse per un pò il proprio lavoro, vale a dire produrre ricchezza, così da poterla incanalare verso lo scudo stellare sovietico. Un pò quello che aveva fatto Lenin con la NEP.

Gorbacev e Tocqueville

L’obiettivo finale era di rendere più forte l’URSS e metterla in grado di competere con gli USA nella sfida posta dall’abbattimento del sistema della Mutual Assured Destraction. Il guaio di Gorbacev era che non conosceva Tocqueville.

Se solo avesse letto la “Rivoluzione e l’Antico Regime” avrebbe scoperto che all’interno di un regime dispotico le vessazioni, le ingiustizie, i soprusi del potere, vengono accettati dai cittadini in quanto rientrano nell’ordine naturale delle cose, vengono vissuti come fatti naturali e normali; nel momento in cui le stesse autorità definiscono tali atti come ingiustizie, si verifica una vera e propria rivoluzione copernicana nelle percezioni delle persone, “adesso – scrive Tocqueville – si può dire ad alta voce quello che prima poteva essere soltanto pensato. Le lingue degli oppressi sono sciolte, le teste alzate. Capiscono di non essere soli, che altri – alcuni dei quali al potere – la pensano come loro. Le loro speranze vengono incoraggiate, il cambiamento è possibile, s’intravede la possibilità di un nuovo mondo. Diventano impazienti. I cambiamenti devono arrivare subito, senza indugi. Qualcuno chiede l’impossibile, qualcun altro si rivolta con una rabbia e una furia inaspettate contro il regime che aveva appena intrapreso il processo di riforme”; così “una piccola crepa nella diga fa crollare la struttura ancora in riparazione”. E’ per questo che il momento più delicato per un regime autoritario “è in genere quello in cui esso comincia a riformarsi. Il male che si tollerava pazientemente come inevitabile diventa insopportabile dal momento in cui si concepisce l’idea di liberarsene”. 

Ecco allora che nel momento in cui i controlli si allentano all’interno di un gulag la prima cosa che fanno le persone è quella di fuggire o assaltare le guardie. Ed è quello che è successo. Pensare che Gorbacev volesse trasformare l’URSS in una società aperta con caratteristiche britanniche è la più grande barzelletta del XX secolo.

Rompere i blocchi chiusi

Lo scudo spaziale americano poi non è stato mai fatto. Non serviva più: è bastato parlarne perché i sovietici si autodistruggessero. Reagan aveva minacciato la guerra e aveva ottenuto la pace. È brutto dirlo, ma nelle relazioni internazionali funziona così.

Stessa cosa ha fatto Trump con la Corea del Nord dove ha minacciato fuoco e fiamme (i risultati sono noti); e con la Cina, alla quale sta impedendo di “acquisire impropriamente” (mettiamola così) quelle tecnologie che non è in grado di produrre da sé e che sono il motore della crescita economica.

Ora, dopo aver impostato in maniera differente le relazioni con la Cina ora è passato a fare la stessa cosa con la Russia, e ha iniziato a farlo con una dichiarazione politica molto netta, vale a dire l’uscita dal INF, che altro non è che un modo per dire che la musica è cambiata.

Del resto, ma della cosa voglio parlarne in un secondo momento, cosa ha prodotto la politica di appeasement nei confronti di Russia e Cina se non la frammentazione dell’ordine liberal-democratico internazionale? Il che vuol dire la creazione, di nuovo, di quei blocchi regionali dal cui attrito in passato sono scaturite due guerre mondiali. Rompere quei blocchi regionali è dunque di per sé una buona notizia, perchè condizione necessaria, sebbene non sufficiente, a mantenere la pace globale.

Categorie: Analisi

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