Rousseau e il debito pubblico

Pubblicato da Redazione il

Per capire quello che sta succedendo in questi giorni e cercare, se possibile, di individuare una logica, sebbene perversa, nel comportamento dei vertici politici di questo paese è bene andarsi a rileggere Rousseau. La cui influenza è forte, non solo nei Cinque Stelle, ma anche nella Lega salviniana.

Scrive il nostro: “Il primo uomo che, avendo recinto un terreno, ebbe l’idea di proclamare questo è mio, e trovò altri così ingenui da credergli, costui è stato il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quante guerre, quanti assassinii, quante miserie, quanti orrori avrebbe risparmiato al genere umano colui che, strappando i pali o colmando il fosso, avesse gridato ai suoi simili: ‘Guardatevi dall’ascoltare questo impostore; se dimenticherete che i frutti sono di tutti e che la terra non è di nessuno, sarete perduti!’”. Chiaro? Bene, tenete a mente questa citazione.

Qui sono tre le cose da sottolineare. La prima: la proprietà privata nasce da un atto violento di occupazione e quindi da un sopruso. Nasce dunque con un peccato originale indelebile, che macchia tutto il modo di produzione capitalistico, che ha come sua fondamento e baluardo proprio la proprietà privata. L’idea accomuna Rousseau e a tutti gli anticapitalisti di ogni tempo e serve a delegittimare ogni forma di arricchimento la cui origine non può che nascere da una ingiustizia.

La seconda: la proprietà privata è la sorgente che tutto ha inquinato, la fonte che ha corrotto la natura primigenia dell’essere umano: prima c’era un buon selvaggio, oggi c’è un avido e corrotto borghese. Così, nata dal peccato originale della proprietà privata, la società moderna non può che essere essa stessa peccaminosa e quanto più ci si allontana da quel tempo in cui tutto era di tutti, tanto più le cose peggiorano.

La terza: quel sopruso ha potuto avere luogo perchè nessuno si è ribellato, perchè nessuno è insorto, perchè nessuno ha avuto il coraggio di combattere contro l’usurpatore, andando a divellere i paletti delle recinzioni. Se qualcuno lo avesse fatto, avrebbe cambiato il corso della storia, impedendo che infiniti mali accadessero al genere umano. Di qui il dovere degli uomini coraggiosi e altruisti di ribellarsi, di combattere il sopruso, di combattere la società moderna e il capitalismo, nati da quell’atto violento originario, nati da un’ingiustizia. Solo dopo averli abbattuti l’arcadia primigenia potrà essere ristabilita.

Ovviamente queste è una lettura che sta solo nella testa di Rousseau e di tutti i fanatici che gli hanno creduto e che, a furia di ripeterla, è passata per essere una vera ricostruzione storica ed ha fatto più danni di qualsiasi epidemia.

Se ci si prendesse la briga di leggere i più prosaici grandi pensatori liberali (Locke, Montesquieu) ci si accorgerebbe che le cose stanno in maniera totalmente diversa. A Rousseau infatti nemmeno passa per la testa che il “titolo di proprietà” non è l’atto violento di usurpazione, ma il lavoro. Dopo che uno ha lavorato terre che prima erano incolte e abbandonate, avrà o no il diritto di goderne i frutti? Avrà o no, il diritto di recintare quel terreno per proteggerlo da ladri e animali selvatici? Ovviamente anche il mito del buon selvaggio e dell’arcadia primigenia sta solo nella testa di Rousseau: la storia dell’uomo è una storia costante di lotta contro la natura per poter sopravvivere. Ma lasciamo perdere, per ora.

Qui il punto su cui voglio soffermarmi è un altro. Dopo che per giorni hanno ripetuto la stupidaggine di un complotto speculativo contro l’Italia, ora quei fulmini di guerra che abbiamo al governo hanno iniziato a fare un altro ragionamento.

Ma in fondo in fondo – dicono – a noi che ce ne frega del debito? E per dimostrare la loro tesi, prendono carta e penna e iniziano a far di conto: il debito pubblico ammonta a 2.300 miliardi; nel 2016 il valore dello stock di attività non finanziarie possedute dall’insieme dei settori istituzionali in Italia è pari a 9.561 miliardi di euro. Oltre l’84% dello stock di attività non finanziarie è costituto da immobili, il 60% delle quali sono abitazioni private. E ancora, nel 2017 la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane è aumentata del 4% rispetto all’anno recedente raggiungendo un ammontare complessivo di quasi 4.300 miliardi di euro. Infine, il Pil nel 2017 è stato di 1700 miliardi. Tirano la linea e fanno di conto. Dunque, la cifra che dobbiamo (il debito pubblico) è di 2.300 miliardi, mentre quanto abbiamo ammonta a 15.500 miliardi di euro (milione più milione meno).

Conclusione: ma chi sta meglio di noi?!? E infatti Salvini dichiara: “Se lo spread continuerà a salire non staremo fermi, abbiamo più di un’idea”, e poi continua “forza dell’Italia, che Francia e Spagna non hanno, è un risparmio privato senza eguali al mondo, silenzioso o investito in titoli stranieri. Sono sicuro che gli italiani sono pronti a darci una mano se serve”. Oro alla patria!

In questo ragionamento c’è una falla enorme: il debito è pubblico ma i risparmi sono privati. Sono proprietà privata, sacra e inviolabile. E chi se ne appropria indebitamente commette un furto. È un ladro, come quello che entrano in casa di notte e a cui Salvini vuole sparare.

Come la mettiamo? Ed è qui che interviene Rousseau che è, giova ripeterlo, sia nella Lega che nel M5S. È la proprietà privata che è un furto, ergo, anche quei risparmi non possono che essere frutto di un atto di ingiustizia: a qualcuno, in qualche modo, li hanno fregati. Se lo Stato se ne appropria, dunque, non ha che riparare a un torto.

Un ultimo elemento, pentastellati e leghisti non fanno altro che ripetere che questa è una manovra “coraggiosa”; che ci vuole “coraggio” per sfidare lo status quo e creare il cambiamento. Che vuole dire? Vuol dire questo: “‘Guardatevi dall’ascoltare questo impostore; se dimenticherete che i frutti sono di tutti e che la terra non è di nessuno, sarete perduti!’.”

Loro sono quelli che vanno a togliere i paletti che recintano le proprietà private, sono quelli che abbattono la staccionata. Credono di riparare a un’ingiustizia, ma razziando i frutti del lavoro, dell’impegno e della creatività degli individui, si rivelano per quello che sono e cioè dei semplici  ladri.

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