Sulle cause del massimalismo

Pubblicato da Redazione il

Ieri pomeriggio, mentre stavo aspettando invano la pioggia, rileggevo distrattamente “Quadrare il cerchio” di Dahrendorf, quando l’occhio mi cade su un passaggio che avevo sottolineato: “quando si profilano opportunità nuove ma la gente non riesce ancora a coglierle, quando lo sviluppo economico conosce una forte accelerazione ma la crescita sociale e politica stenta a decollare, matura una miscela di frustrazione e di irresponsabilità che alimenta la violenza”. Dahrendorf si riferisce allo scenario internazionale, ma la riflessione può essere utile anche per altro.
È un pò di tempo che insisto sul concetto di folla e vado dicendo che questo è il tempo dell’oclocrazia, una categoria politiche che aiuta a spiegare molte delle cose che stanno accadendo a livello globale. Ma che cos’è la folla? 
Credo che la definizione migliore che si possa dare sia la seguente. La folla è un insieme di essere umani che ha paura del futuro.
Ma perchè ha paura del futuro? Qui ci possono essere più elementi. Andiamo al sodo: ha paura del futuro perchè ha paura di morire di fame (teme dunque un peggioramento delle proprie condizioni di vita); e teme il futuro perchè non lo capisce, sente cioè di non avere gli strumenti per poter partecipare a pieno titolo alla vita politica, civile ed economica che verrà. 
Ciò accade perchè si è avuto un progresso tecnologico così veloce e dirompente che percentuali più o meno ampie della popolazione non riescono a tenere il passo e dunque sono escluse dal nuovo paradigma economico che quelle tecnologie hanno generato.
Ora io non voglio qui ritornare su quanto sia importante per le nostre società aperte (è incredibile come Galli della Loggia non se ne renda conto) l’idea del progresso, anzi la fede nel progresso, la certezza cioè che domani, grazie al nostro lavoro, sarà migliore rispetto a ieri, e voglio battere su un’altra idea.
Se il problema della inadeguatezza ai tempi nuovi riguarda piccoli gruppi, allora la questione attiene a non corrette scelte individuali, ma se il fenomeno diventa di massa, allora significa che ci sono stati degli errori politici seri. 
Che cos’è la politica se non la programmazione del presente per la creazione di futuri migliori in termini di sviluppo economico, sicurezza e benessere sociale?
Negli anni della Guerra Fredda e nel pieno del processo di decolonizzazione, gli analisti politici americani avevano sviluppato una specie di equazione, più travagliato era il processo che conduceva le ex colonie all’indipendenza politica, maggiori erano le possibilità che si sviluppassero regimi avversi all’ordine liberal-democratico internazionale.
Una stessa equazione si potrebbe fare ora, là dove maggiori sono state le mancanze della politica nel creare gli strumenti istituzionali che consentissero a tutti i cittadini di stare al passo con il progresso tecnologico, maggiore è la possibilità che si sviluppino forze politiche illiberali e anti moderne, che prosperano grazie a masse che non capiscono il tempo nel quale vivono e non hanno gli strumenti per poterci vivere e trarne profitto (i sociologi parlerebbero di anomia).
Quando ciò accade, queste masse in una prima fase se la prendono contro le elites politiche a cui attribuiscono tutte le colpe del proprio degrado, ma, quando si accorgono che la loro caduta verso il basso continua nonostante quelle elites siano state allontanate dal potere, iniziano ad attaccare le istituzioni liberal-democratiche, che diventano così ai loro occhi l’origine di tutti i mali. In una prima fase c’è dunque una rivolta contro le elites, in una seconda fase c’è la rivolta contro le istituzioni, la liberal-democrazia.
Ora quanto più ampio è questo gap tra folla e tempi moderni, tanto maggiore è il rischio che sorgano movimenti che puntano a sfasciare i tempi moderni. In questo senso l’arretratezza, invece di produrre una accelerazione delle riforma, genera possenti ondate distruttrici, reazionarie e palingenetiche. 
Il meccanismo è il seguente. Se un singolo individuo si sente inadeguato al proprio tempo e al proprio gruppo sociale può scegliere l’atto estremo di suicidarsi. È cioè l’individuo che si sente sbagliato e si elimina. Al contrario, se una massa intera si sente inadeguata rispetto al proprio tempo, può ritenere che sbagliati siano i tempi nel quale vive e può decidere che sbagliato è il progresso, sbagliato è il mondo. In fondo nascono anche da qui i movimenti palingetico-rivoluzionari. 
È l’arretratezza dunque che genera il massimalismo, il rifiuto della modernità e la violenza.
Ora l’Italia è il paese dove più marcata, anche a causa di Tangentopoli, e più duratura (perdura tuttora) è stata l’assenza di politica come programmazione del presente per costruire futuri desiderabili per i più. Di qui la creazione di un enorme dislivello tra la massa dei cittadini e il tempo presente.
Ciò spiega varie cose. Spiega perchè l’Italia ha il funesto primato del primo governo populista; spiega perchè il massimalismo prospera da tanto tempo; spiega perchè è sparita prima la vecchia classe politica, individuata in un primo momento come causa di tutti i mali, mentre ora si attacca direttamente la struttura istituzionale, vale a dire la democrazia liberale rappresentativa, come ha iniziato a fare Grillo di recente, il cui ruolo è quello dello sdoganatore e va preso molto molto sul serio.
Se quanto detto sinora ha qualche senso, allora vuol dire non solo che il peggio deve ancora venire, ma che in questo paese gli strumenti per resistere al ritorno della barbarie nemmeno esistono più.

Categorie: Analisi

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