Società aperta vs Società chiusa

Pubblicato da Redazione il

Io non so se l’Italia sia il laboratorio politico che anticipa quanto avverrà poi nel resto d’Europa, ma mi pare sempre più evidente che sta sorgendo una nuova polarizzazione politica, diversa da quella tradizionale fatta di destra-sinistra.
Tale polarizzazione ha come due estremi da una parte gli amici della “società aperta” e dall’altra gli amici della “società chiusa”.
Con quest’ultima in forte vantaggio, visto il risultato elettorale di Lega e M5S e la loro intesa cordiale. 
Ciò impone di ripensare il campo politico e, messe da parte ormai anacronistiche e infantili categorie politiche (il berlusconismo e il rensismo), lavorare alla costruzione di un nuovo schieramento politico plurale, con le sue diverse sensibilità e prospettive, ma che abbia una comune base e cioè la difesa della civiltà liberale.
Detto questo, almeno per il momento, non è utile tentare di definire compiutamente cosa sia la società aperta, nè spiegare perchè gli amici della società chiusa riscuotano tanto successo (rassicurano quanti hanno paura di un futuro che i più non riescono a vedere, visto che siamo nel bel mezzo di un cambio di paradigma).
È utile, per il momento, definire i confini, gli elementi discriminanti che dividono le due parti politiche e individuare il margine esterno che delimita il nuovo bipolarsimo.
Questi confini, credo, possono essere costruiti intorno a dei concetti, utili a capire subito chi sta da una parte o dall’altra del campo.
Io propongo questi concetti: mercato, euro, globalizzazione, libero commercio, modernità. 
In questo senso, non può far parte della famiglia degli amici della società aperta chi è anti-capitalista, avverso al free-trade e all’euro, chi continua a guardare con nostalgia ad una età dell’oro che risiederebbe in qualche parte del passato e condannare la modernizzazione trainata dalla scienza e dal pensiero critico. 
Sia chiaro il campo liberale non coincide o si esaurisce in quei concetti. Sono uno strumento per delimitare i confini, o per capire chi è cosa. Come fecero gli insorti dei Vespri siciliani, che per scovare i francesi che si camuffavano tra la folla, mostravano ai sospetti dei ceci. Gli autoctoni non avevano problemi a dire correttamente “cìciri”, al contrario dei francesi che al massimo riuscivamo a dire “scìsciri”. 
Così sarà per i nemici della società aperta, che mai riusciranno a parlare di globalizzazione, mercato, euro, modernizzazione, liberti commerci, senza dire “scisciri”.

Categorie: Analisi

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