Nostalgia canaglia

Pubblicato da Redazione il

Ha ragione Antonio Polito quando sul Corriere di ieri scrive che il tratto distintivo di questo governo, della maggioranza che lo sostiene e degli elettori che lo osannano è la nostalgia.
Il bigliardino, le pastarelle la domenica dopo la messa, le domeniche pomeriggio con l’orecchio incollato alla radiolina in attesa di 90 minuto etc. Un paese che guarda al passato ed ha paura del futuro. 
La fotografia è corretta. Ma quali sono le cause? Faccio un’ipotesi.
La crisi economica ha accelerato un cambio di paradigma che si è tradotto in un salto tecnologico così grande da lasciare spiazzate fette più o meno ampie (a seconda dei paesi) di popolazione che non sono in grado di vivere, lavorare e prosperare in un mondo nuovo che poco o nulla ha del vecchio mondo nel quale quelle persone si sono formate.
Queste maggioranze sono più ampie là dove è più basso il numero di laureati, più antiquato il sistema scolastico, più basso il livello di istruzione generale della popolazione.
Tutto ciò priva i cittadini degli strumenti per poter vivere nel proprio tempo e li porta ad un rifiuto netto della modernità.
Tale rifiuto, ovviamente, implica una condanna della modernità, (invece che una presa d’atto della propria inadeguatezza) che viene indicata come un processo degenerativo, immorale, corruttivo, a confronto di una età dell’oro in qualche tempo passato, allontanandosi dalla quale tutto peggiora. Di qui non solo la nostalgia di cui sopra, ma anche l’impellente necessità di ricostruire quel mondo per porre fine alla corruzione dei tempi moderni.
Tutto ciò fa tecnicamente di questo governo e della sua maggioranza una forza reazionaria.

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