Nicia e Alcibiade

Pubblicato da Redazione il

È forse dal 2013 che insisto sul concetto di oclocrazia, il governo della folla. Lo avevo scoperto qualche anno prima quando avevo riletto Polibio per scrivere il mio libro “Dalla società aperta alla società chiusa”, e ci sono poi ritornato negli anni successivi per cercare di comprendere il collasso della democrazia ateniese.
Croce aveva ragione: “Il bisogno pratico, che è nel fondo di ogni giudizio storico, conferisce a ogni storia il carattere di ‘storia contemporanea’, perché, per remoti e remotissimi che sembrino cronologicamente i fatti che vi entrano, essa è, in realtà, storia sempre riferita al bisogno e alla situazione presente, nella quale quei fatti propagano le loro vibrazioni”. Ecco, per quanto remota o remotissima possa sembrare la storia della democrazia ateniese de nobis fabula narratur.
Leggendo quella storia infatti vi si trovano tutti i mali che dall’interno stanno corrodendo la nostra democrazia: è il popolo che si è tramutato in una folla che rischia di rompere tutti gli istituti sui quali si regge la democrazia, che non è il governo arbitrario dei più, non è la tirannide della maggioranza, non è la libertà della volpe nel pollaio. Nemmeno il popolo può tutto, figuriamoci la folla.
Per comprendere il punto esatto in cui siamo si legga Tucidite e il resoconto dei due dibattiti che si tennero in Assemblea per decidere della spedizione in Sicilia, dove si confrontano due uomini Nicia e Alcibiade e sullo sfondo la folla che rumoreggia e che deve decidere.
Nicia è un moderato che è riuscito a fermare la guerra e stabilire una pace trentennale con Sparta. I suoi sono discorsi razionali: la Sicilia è grande e i suoi popoli ben armati; inoltre attaccare la Sicilia avrebbe implicato la riapertura delle ostilità con Sparta e quindi il ritorno della guerra. Alcibiade arringa la folla, prospetta ricchezze e onori per la facile conquista della Sicilia e nulla pare curarsi di Sparta. Il suo è un discorso irrazionale ed emotivo.
La folla, irrazionale ed emotiva, voterà entusiasta la proposta di Alcibiade. Ma…
Scrive Tucidite: “Gli Ateniesi (…) scesi al Pireo allo spuntare dell’alba del giorno stabilito, riempirono le navi per salpare. Discese insieme a loro anche tutta la folla dei cittadini e degli stranieri (…); quelli del luogo accompagnavano ciascuno coi suoi auguri i propri cari; gli uni gli amici, gli altri i parenti o i figli; e andavano sperando e lamentandosi allo stesso tempo, sperando nel guadagno e lamentandosi per il timore di non rivederli, se consideravano a quanto grande distanza dalla patria li mandavano. E in quel momento in cui ormai stavano per separarsi sotto l’impressione dei pericoli, le minacce si presentarono loro ancora maggiori di quando avevano deciso la spedizione”.
Solo quando era troppo tardi si resero conto di quanto fosse pericolosa e complessa quella spedizione e li assalì l’angoscia che le cose potessero andare male. E così fu, la flotta di cento triremi fu interamente distrutta e i sopravvissuti furono fatti prigionieri nelle Lamie di Siracusa. Sparta riprese la guerra e Atene fu sconfitta per sempre come entità politica indipendente.
Voglio sottolineare un solo aspetto: l’impossibilità di fare un discorso razionale con chi ragiona in maniera irrazionale. La vittoria della folla sul popolo fa saltare ild discorso razionale. Chi non la blandisce, assecondandone gli uomini, è per la folla un nemico del popolo, qualcuno al soldo di sordidi interessi, implicato in trame più o meno oscure, custode di indicibili segreti. La folla non riconosce alcuna dignità a chi l’avversa.
Oggi Mattarella (Nicia) potrà spiegare e rispiegare le ragioni che premono per la formazione di un governo (anche del presidente, nel caso di mancato accordo tra i partiti), per una politica economica accorta, per la moderazione, per la fedeltà agli alleati internazionali e il rispetto degli accordi sottoscritti, ma è improbabile che trovi ascolto presso una folla che sragiona. Proprio come accadrebbe, per usare un’immagine di Platone, se un dentista e un pasticciere dovessero competere tra loro per conquistare il consenso di una gruppo di bambini golosi di dolci.

Categorie: Analisi

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