Le società tradizionali

Pubblicato da Redazione il

Mentre le società tradizionali vivono nel culto del passato, sull’esempio degli avi e nel rispetto dei riti, le società aperte vivono nell’ansia benefica del futuro, di un domani che, grazie al proprio lavoro, le persone possono rendere migliore rispetto a ieri. Questa è la fede secolare della società aperta: la fede nel futuro, la fede nel progresso. O, più prosaicamente, l’idea che tutto prima o poi si aggiusta e che i figli staranno necessariamente meglio dei propri genitori.
Ci possono essere però eventi traumatici che spaccano il nucleo di questa fede nel progresso e in un futuro migliore. 
Una crisi economica, una guerra o, come nel nostro caso, una crisi di crescita dovuta al passaggio da una società forsista a una post-fordista, alla quale molti si sentono non adatti, non pronti. Di qui lo sconcerto, per dirla con Paul Valery, di fronte a un futuro che non è più quello di una volta. Di qui la paura del futuro.
Ora nel momento in cui un popolo inizia a disperare del futuro, quel popolo si trasforma in folla.
La folla è una massa di individui che ha paura, e la paura è un sentimento potente e insopportabile, che può rendere gli individui irrazionali.
La folla dunque è una massa irrazionale, che vuole al più presto smettere di avere paura. Ed è a questo punto che arrivano i demagoghi, che sono coloro che sanno confezionare risposte semplici a problemi complessi, l’Europa, gli immigrati (non ricordo di aver ma sentito parlare Salvini contro le mafie) contro cui convogliare la rabbia popolare in cambio del potere politico.
La folla dunque è una massa irrazionale e reazionaria che porta al potere dei demagoghi, che conquistano il consenso manipolando la paura, ma che nulla sanno (e nulla vogliono sapere) delle cose da fare e che per poter rimanere al potere non possono fare altro che alimentare ancora di più quella paura e soffiare ancora di più sulle rabbie popolari contro capri espiatori creati ad arte. 
I populisti non vogliono governare. Se governando risolvessero i problemi che alimentano la paura popolare, la loro stessa esistenza sarebbe messa a rischio.
È un meccanismo perverso che si alimenta da solo e dal quale è difficilissimo uscire.
Ecco perché la società aperta è come una trottola, finché gira sul perno delle sua fede secolare, la fede nel futuro e del progresso, sta in piedi. Quando quella fede svanisce, tutto crolla.

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