Le cause delle crisi

Pubblicato da Redazione il

Ho iniziato a occuparmi della crisi economica nel 2008. L’idea di fondo che ho sostenuto e poi pubblicato è che il mercato lasciato a se stesso produce contemporaneamente ricchezze delle meraviglie, innovazione e svilippo, ma nel contempo produce questioni sociali.
Che cos’è una questione sociale? Per un bel po’ di tempo sono andato alla ricerca di una definizione, ma non ne ho trovata nessuna che mi piacesse. Allora ne ho immaginata una io, che è fatta di due parti. Una statica e una, come dire, dinamica.
Ci troviamo di fronte a una questione sociale quando si a una marcata polarizzazione delle ricchezze (indice di Gini 0,4 – WB) e alla occlusione o privatizzazione dei canali di mobilità sociale (scuola pubblica) e di assistenza (pensioni, misure anti-disoccupazione pubbliche etc). 
Il risultato è duplice. Non solo la classe media si sfalda, ma chi diventa povero, resta povero, anzi scivola sempre più in basso. Così le società si dividono in classi: chi può pagarsi privatamente scuola, sanità, assistenza, continuerà a salire nella scala sociale, chi non ha i mezzi per farlo, continuerà a scendere. In sintesi, a chi più ha sarà dato, a chi non ha sarà tolto.
È evidente che una tale situazione alimenta la rabbia dei più, che si sono impoveriti e non vedono la possibilità di riscattare la propria situazione, di qui la disperazione e la paura del futuro. 
Questa rabbia si traduce a livello politico e porta al potere i partiti populisti, che a loro volta alimentano la retorica “popolo” (il bene) contro le “elites” (il male), e si traduce in una richiesta di protezione.
Eppure se si tiene a mente la definizione di questione sociale, si può forse convenire che quel dualismo (popolo-elites) non c’entra nulla.
Qui si tratta di risolvere la questione sociale. Come? Storicamente la cura migliore delle questioni sociali è stata quella dei diritti sociali e della macchina che serve per garantirli il welfare state: istruzione, sanità pubblica, un aiuto per chi inciampa o è colpito da una sorte avversa. 
Questa macchina però ha dei costi, che si sostengono con una tassazione progressiva. 
Si tratta dunque di risolvere la questione sociale tenendo conto dei vincoli posti dalla realtà, in questo caso vincoli di bilancio.
Di qui la necessità di curare la questione sociale senza sfasciare i conti dello stato.
E per farlo è necessario risolvere questa equazione: come fare per garantire a tutti i cittadini, il massimo di diritti sociali (la migliori cure mediche e la migliore istruzione) riducendo la spesa pubblica?
Ciò vuol dire che è necessario diffidare di quanti, in nome della giustizia sociale vogliono imporre i diritti sociali senza tener conto dei conti pubblici, (i populisti); al pari bisogna tenersi alla larga di quanti in nome della salute dei conti pubblici non si curano di risolvere la questione sociale, attraverso lo stato sociale, considerato anzi il grande nemico (i liberisti).
Al contrario, solo le forze politiche che tenteranno di conciliare le due cose saranno in grado di fare il bene di questo paese (i riformisti). 
Il guaio grosso è che i liberisti sono ormai dispersi, i populisti sono al governo (Conte dixit) e dei riformisti non c’è traccia.

Categorie: Analisi

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