La democrazia consultiva

Pubblicato da Redazione il

Vorrei ritornare per un attimo sulle fesserie che va dicendo Casaleggio, a cui un bel pò di inebetiti ha applaudito, sulla fine della democrazia rappresentative, che sconcertano per due motivi. Il primo, sottolineato in questi giorni e cioè il carattere eversivo di quelle parole e il tono per certi versi minaccioso, visto che vengono dal padrone del maggior partito italiano. Il secondo, la totale assenza della benchè minima conoscenza del dibattito millenario sul potere e sugli strumenti necessari a controllarlo che in Occidente è stato fatto a partire da Erodoto.
Non è questione che riguarda polverose accademie, ma la sorgente del nostro benessere. Se l’Occidente è riuscito a svilupparsi mentre per secoli l’Oriente ha dormito è perché noi siamo riusciti a costruire una struttura istituzionale in grado di bloccare l’arbitrio del potere, il governo dispotico che tutto distrugge, siamo riusciti a creare istituzioni a presidio delle libertà individuali, la proprietà private e le libertà liberali, e abbiamo dato vita ad un forma di governo in grado di risolvere i problemi che di volta in volta una comunità sentiva come urgenti (sicurezza, sviluppo economico, giustizia sociale) senza cadere nel governo dispotico della maggioranza e degli umori volubili delle masse.
I leader cinesi, che ancora non hanno capito come sia successo che si sono sviluppati, da anni si fanno beffa delle istituzioni occidentali, della vacuità delle libertà borghesi, della inefficacia dei governi parlamentari e della inutilità delle elezioni. 
Ad un certo punto però la leadership cinese si è resa conto di una cosa, che senza libere elezioni e senza una libera stampa, non sapevano cosa la gente pensasse e quali fossero le loro esigenze ed hanno iniziato ad avere paura, visto che almeno una cosa l’hanno capita, e cioè che nessun regime, nemmeno il più feroce, può governare senza il consenso popolare. Eppure non potevano mica mettersi a indire libere elezioni e a favorire il pensiero critico..
E allora che hanno fatto? Hanno acchiappato qualche intellettuale organico e gli hanno fatto elaborare un nuovo concetto di democrazia, opposto alla decadente e ridicola democrazia rappresentativa degli occidentali, e cioè la democrazia consultiva.
Il concetto è molto vicino alle parole di quel lampo di guerra di Casaleggio junior. Qui è il potere che interroga il popolo, che sceglie insindacabilmente su quali argomenti sondarlo e quando farlo. È un processo inverso rispetto al nostro: dal basso verso l’altro uno, dall’altro verso il basso l’altro. Ma queste sono quisquilie per il Piersilvio della Casaleggio. Andiamo oltre.
Bene, dopo che gli intellettuali organici del PCC a comando si sono spremute le meningi fino all’inverosimile e hanno tirato fuori il concetto di democrazia consultiva, la grancassa della stampa di Partito ha iniziato a far trambusto esaltando la superiorità della democrazia consultiva cinese. Così sulle note della grancassa della stampa cinese il Partito comunista ha lanciato una gigantesca iniziativa: decine di migliaia di piccole assemblee popolari nelle quali i cittadini avrebbero potuto liberamente dire ai funzionari del partito il loro pensiero, esprimere le loro preoccupazioni e recriminazioni.
La gigantesca macchina del partito si mette in moto, le assemblee si fanno e sono molto partecipate (e chi lo avrebbe dubitato?), ma succede una cosa strana. I cittadini che partecipano a questi incontri, sollecitati a dire la loro, restano in silenzio, stanno zitti.
La stampa cinese non si spiega il perchè. Ma il motivo è semplice: hanno paura, in quanto sono totalmente sprovvisti di diritti a fronte di un Partito che invece ha il potere assoluto e può disporre della vita e della morte di tutti. Sono nudi di fronte al potere.
Sono nudi, ma non sono fessi, a differenza dei grillini, fessi al quadrato, perchè danno credito a Casaleggio e perchè vogliono spogliarci di ogni diritto di fronte al potere.

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