I due Rousseau

Pubblicato da Redazione il

Che i Cinque stelle abbiano un debole per Rousseau è cosa nota. Ma quale Rousseau? C’è il Rousseau della democrazia diretta, di qui la piattaforma che Casaleggio vorrebbe vendere a tutta la pubblica amministrazione e diventare così miliardario. Il PD, a causa di una epidemia di veltronismo acuto che aveva contagiato tutti i renziani, propose una cosa simile e Orfini la battezzò Bob. Era riferito a Kennedy, ma sembrava il nome del suo cane. 
Dovessi scegliere io un nome, la chiamerei Boccaccio, o Mesrur il facchino guercio di Voltaire, ma questo è un altro discorso.
Dicevo che c’è il Rousseau della democrazia diretta nei Cinque stelle, ma mi viene il sospetto che ci sia anche altro. Esiste anche un altro Rousseau infatti, ed è quello per il quale la natura ha fatto l’uomo buono e la civiltà lo ha reso cattivo; la natura ha fatto l’uomo libero, la civiltà lo ha reso schiavo; la natura ha fatto l’uomo felice, la civiltà lo ha reso misero. Società civile che ha origine, guarda caso, in un momento preciso: ”Il primo uomo che, avendo recinto un terreno, ebbe l’idea di proclamare questo è mio, e trovò altri così ingenui da credergli, costui è stato il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quante guerre, quanti assassinii, quante miserie, quanti orrori avrebbe risparmiato al genere umano colui che, strappando i pali o colmando il fosso, avesse gridato ai suoi simili: ‘Guardatevi dall’ascoltare questo impostore; se dimenticherete che i frutti sono di tutti e che la terra non è di nessuno, sarete perduti!’. 
Di qui la conclusione, la civiltà, il sapere, lo sviluppo, il progresso sono il male, la salvezza è riavvolgere il nastro della storia e tornare indietro. 
Rousseau dimenticava che la natura non è madre, ma matrigna e che niente si è rivelato così potente come l’istituto della proprietà privata per lo sviluppo di quelle libertà liberali che hanno creato il miracolo occidentale. Ma non perdiamo il filo.
Quello di Rousseau è evidentemente una balsamo fortissimo per chiunque avverta, per dirla con Freud, il disagio della civiltà e senta come insopportabile l’ansia del futuro e non regge il ritmo del progresso. Per inciso, è da Rousseau che nasce il giacobinismo ed è anche in Rousseau che affonda le radici Marx, il critico feroce della società borghese, colpevole, a suo dire, di aver ridotto tutto al calcolo razionale, lasciando evaporare ogni sentimento di fratellanza e spezzando ogni legame di sangue (è il passaggio dalla “comunità” alla “società” descritto così bene da Tonnies).
Viene da qui la retorica grillina sulla decrescita, sulle piccole imprese contro le multinazionali (Berlinguer ne sarebbe entusiasta); il culto della onnipotenza della volontà generale; la retorica sui beni comuni, altro modo per dire abolizione della proprietà privata; l’ostilità contro le grandi opere, lo sviluppo, il progresso, la scienza, i vaccini.
Ciò spiegherebbe anche perché con tanta forza questo movimento reazionario ha preso piede in Italia: perchè rispetto agli altri paesi europei siamo più arretrati e la maggioranza della popolazione non è al passo con in tempi in cui vive.
A questo persone, che non hanno gli strumenti per vivere adeguatamente il proprio tempo, il M5S non dice lavorate di più, studiate, impegnatevi, ma dice “beata la vostra arretratezza simbolo di purezza”; “beati voi che siete così indietro sulla via del progresso e non siete stati contagiati così gravemente come gli altri”.
Così il senso di colpa diventa segno di elezione; l’ansia del progresso svanisce e al suo posto arriva la gioia di colui al quale sino ad ieri avevano detto che era una capra e ora si scopre uno spirito eletto.

Categorie: Analisi

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