Gli anti-moderni

Pubblicato da Redazione il

Come si sarà ormai capito, io sono allarmato per il fatto di avere quei due partiti al governo. La ragione è semplice: non sono due partiti normali. Per capirlo si dovrebbe analizzare per bene la matrice culturale che li plasma. Per ora sia sufficiente qualche breve osservazione, rimandando alla lettura di un libro fondamentale “La società dei giusti”, di Luciano Pellicani.
Sono movimenti anti moderni: per loro il progresso ha rovinato ogni cosa, la ricerca scientifica fa diavolerie, e i suoi frutti sono sfruttati dal big business per far quattrini e spremere gli ignari cittadini (ecco perchè sono contro i vaccini). Di qui il mito della decrescita felice, di invertire la rotta, perchè animati dall’idea che il meglio sia alle nostre spalle in un qualche passato che i tempi moderni hanno distrutto e che andrebbe in qualche modo ricostruito. (Si veda René Guénon, “La crisi del mondo moderno”; o, più in generale Antoine Compagnon, “gli Antimoderni”, Neri Pozza, 2018)
Anti-capitalisti: il denaro è lo sterco del demonio, che ha spezzato il calore dei legami familiari e di amicizia, lasciando che a regolare tutto sia il calcolo economico.
Di conseguenza sono, nel senso tecnico del termine, movimenti reazionari che tendono cioè a rifiutare tutto quanto è stato costruito dalle società occidentali moderne per ricostruire una comunità ideale fatta di legami forti non condizionati dalla logica economica e dell’interesse egoistico (dalla Gesellschaft alla Gemeinschaft). Di qui l’avversione nei confronti di tutta la società liberale che ha come cardine il primato dell’individuo sulle logiche del gruppo e quindi il principio della responsabilità e libertà individuale nel costruirsi la propria esistenza. È il quisque faber fortunae suae; i filosofi e sociologi la chiamano azione elettiva. (Si rimanda a Luciano Pellicani, Anatomia dell’anticapitalismo)
Ci sono altre cose che ne fanno un esempio da manuale.
Esiste un capo che ha squarciato il velo e ha preso coscienza di come stanno realmente le cose, e piano piano ha persuaso altri che il mondo così com’è cammina sulla testa e non sui piedi, dove tutto dunque è sbagliato e andrebbe capovolto. 
Per inciso, questa lettura del mondo possiede una particolare forza di attrazione per i cosiddetti intellettuali declassè e per quanti hanno visto frustrate le proprie aspettative: se non sono riuscito a realizzare la vita che sognavo la colpa non è da attribuirsi a me (azione elettiva), ma al fatto che il gioco è truccato all’origine, che la società è malata, e pertanto mai posso vincere se non si cambiano radicalmente le cose. Questa lettura ha una funzione catartica, toglie ai singoli individui il senso di colpa per non essere riusciti a fare quello che si erano prefissi e lo scarica sulla società. (Qui mi auto cito: “La grande transizione”, in particolare il capitolo terzo)
Si crea così una comunità di eletti che è la sola a vedere come stanno realmente le cose, mentre gli altri continuano ad essere cieci, a vagare come zombie in un mondo guasto.
Di qui la missione salvifica che si auto attribuiscono: la palingenesi dell’esistente con qualsiasi mezzo, per poter distruggere questo mondo marcio, liberare le masse dalle logiche perverse su descritte e rifondare daccapo ogni cosa. Nella storia questo esperimento è stato tentato varie volte, non una sola volta è riuscito, ma sempre si è tradotto nella costruzione dell’inferno in terra. 
(Il peggio deve ancora venire)

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