Contro gli evasori

Pubblicato da Redazione il

Ho sempre pensato che sbagliavano quanti sostenevano che ormai non ci fosse più alcuna differenza tra destra e sinistra. E aggiungo che francamente ho anche sempre diffidato di chi sosteneva questa tesi.
Le differenze ci sono e come. Senza voler scomodare Bobbio, alla luce del dettato costituzionale, sinistra è porre l’accento sui diritti sociali, frutto di due secoli di lotte sindacali e operaie; destra è porre l’accento sulle libertà liberali, conquistate dalle grandi rivoluzioni liberali del passato.
Ho usato l’espressione “porre l’accento” perché in linea di principio l’attuazione dei diritti sociali non deve intaccare le libertà liberali; allo stesso modo il rafforzamento delle libertà liberali non deve erodere i diritti sociali. 
La sfida (e il bello) di una politica razionale sta tutta qui: trovare di volta in volta il giusto equilibrio, sapendo che ci sono fasi storiche in cui è necessario premere maggiormente sulla questione dei diritti sociali e fasi in cui è necessario premere maggiormente sulla questione dei diritti liberali. In fondo l’alternanza tra le forze politiche al potere nasce proprio da qui. A ululare alla luna, a fare debito pubblico, a usare l’accetta e la ruspa son tutti bravi.
Dicevo che ho sempre diffidato di chi sosteneva superate queste categorie. E ne diffido ancora.
Tuttavia un fatto nuovo sta emergendo e questo fatto potrebbe cambiare tutto.
La distinzione che ho tracciato tra una destra (diritti liberali) e una sinistra (diritti sociali) ha senso se è radicata su una struttura istituzionale fatta di Stato di diritto ed economia di mercato.
Tuttavia la crisi economica e il passaggio ancora incompiuto da una società fordista a una società post-fordista hanno prodotto un forte deterioramento del quadro politico, tanto che oggi le fondamenta stesse delle società aperte sono in pericolo, minacciate dall’emergere di forze politiche avverse allo Stato di diritto e all’economia di mercato; forze politiche illiberali, stataliste e protezioniste.
È chiaro che una tale mutazione altera completamente il quadro politico, di qui gli affanni all’interno del vecchio schema delle forze sia di destra che di sinistra che cercano di fare politica su basi liberali.
Tali difficoltà, sia chiaro, sono destinate ad aumentare e, senon si cambia schema, quanti oggi continuano a coltivare una idea politica incardinata su basi liberali, militando sia a destra che a sinistra, verranno risucchiati dalle forze estremiste che militano all’interno della propria area politica. Il che potrebbe implicare la distruzione delle fondamenta liberali su cui poggia la democrazia dei moderni.
Se si vuole evitare che ciò accada, diventa pertanto urgente un nuovo patto tra quelle forze che, pur con provenienza e sfumature differenti, hanno a cuore la salvezza della civiltà liberale, dello Stato di diritto e dell’economia di mercato. 
Va fatto al più presto, prima che sia troppo tardi

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