Bruno Vesta e Vladimir Putin

Pubblicato da Redazione il

Ieri ero in macchina e alla radio (RTL) intervistavano Bruno Vespa su Putin, la Russia e i destini del mondo.
Ad un certo punto Vespa si lancia in una previsione sostenendo che saranno Putin e Xi Jinping a contendersi il ruolo di capi del mondo, mentre ormai l’America scivola tristemente verso il terzo posto.
Per poco non sbandavo. 
Ma come? Le più importanti università del mondo, quelle che sfornano la maggior parte dei premi Nobel sono quasi tutte americane ed europee; le più innovative tecnologie, che stanno rivoluzionando il mondo, vengono tutte dagli Stati Uniti; le aziende che dominano il mondo e che stanno creando il futuro sono tutte americane e europee, per non dire della musica (alzi la mano chi è fan di una band cinese o è in grado di canticchiare una canzoncina russa), o del cinema (chi è in grado di dire i titoli di un film cinese e russo dello scorso anno?) della moda o della letteratura e Vespa sostiene che il XXI secolo sarà un secolo cinese o russo? Siamo alla follia. 
Il realtà la Russia, grazie al suo autocrate, è un paese che marcia a passi da gigante verso il sottosviluppo e in Cina il trend di crescita si è orami invertito e le cause vanno ricercate proprio nella stretta a livello politico che i due autocrati, aspiranti despoti orientali, hanno imposto, soffocando quelle libertà e quell’indipendenza della sfera economica e della società civile che servono per creare una economia che possa camminare autonomamente sulle gambe dell’innovazione.
In quel libretto che ho pubblicato qualche giorno fa (Che cos’è l’Occidente?), ho scritto un capitoletto intitolato l’ “Equazione dello sviluppo” dove elenco una serie di fattori che un paese deve avere per poter crescere e svilupparsi. Ebbene Russia e Cina possiedono solo un numero minimo di questi fattori, anzi in alcuni casi nessuno.
In America e Europa è tutto rosa e fiori? Nient’affatto, anzi negli Stati Uniti si sta accentuando il fenomeno, di cui ho parlato anche altre volte, di una crescita delle disuguaglianze che va di pari passo con la crescita economica. Il guaio è che queste disuguaglianze si ripercuotono a livello politico (elezione di Trump ed estremizzazione del dibattito politico) e possono creare serissimi danni a quella struttura istituzionale che è la garante di quelle libertà che servono a produrre sviluppo.
Dunque anche in Occidente i problemi di sono, ma non sono certo dovuti all’assenza di un uomo forte alla Putin (causa dell’impoverimento russo) o di un autocrate alla X Jinping (a cui si deve attribuire il rallentamento cinese). Nè alla assenza di ricette economiche russe o cinese, come scriveva qualche tempo fa Loretta Napoleoni in un libro intitolato Maonomics, sostenendo che per uscire dalla crisi era necessario copiare il modello economico della Cina (evito commenti per evitare denunce).
Il nostro modello dunque funziona (eccome se funziona), ma ha bisogno di qualche manutenzione. Si deve continuare a investire nell’istruzione e nelle università, nella ricerca e nell’innovazione (le miniere d’oro della crescita economica moderna), imporre come titolo di studio minimo per fare qualsiasi cosa un dottorato di ricerca e rendere i massimi gradi del sapere e dell’istruzione accessibili a tutti, letteralmente a tutti, come la Costituzione impone. Ma nel contempo è necessario curare la questione sociale, aiutare chi è rimasto indietro ed impedire che le nostre società ritornino a spaccarsi in società di classe, come nel passato.
Fatta questa manutenzione sarà matematicamente certo che il futuro, con buona pace di Bruno Vespa, non sarà né di Putin né di Xi Jinping.

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