Trump, la Russia e la Cina

Pubblicato da Redazione il

(11 gennaio 2017)

Trump non si è ancora insediato, però qualche vaticinio sulla sua futura politica estera sia concesso. Vado per punti.
Il primo. A partire dal 1972 alla Cina è stato concesso di tutto, fino al suo ingresso nel WTO in deroga a tutto; ed è stato tollerato di tutto: fino al trasferimento – in maniera più o meno legale – di interi settori dell’economia occidentale.
Tutti gli occhi che si potevano chiudere sono stati chiusi. La posta in palio finale era maggiore – almeno così si sperava – di queste singole concessioni.
L’idea, l’aveva espressa Nixon su “Foreign Affairs” nel 1967, era di contenere nel breve periodo le velleità espansioniste cinesi (Containment), mentre nel lungo periodo – condividendo con Pechino i benefici dei liberi commerci e dell’economia di mercato (Engagement) – far sì che la goccia dell’economia potesse scavare il paese dall’interno e trasformalo in una liberal-democrazia, favorendo così un cambio di regime. Ebbene, se la Cina si è arricchita in maniera spettacolare, nessun cambiamento politico è avvenuto.
Il secondo. Per Kissinger, che lo scrive chiaramente nelle sue memorie (“Gli anni della casa bianca”, vol.1), l’apertura degli USA alla Cina negli anni ’70 aveva un duplice fine: da una parte giocare la Cina contro la Russia, alleandosi con il debole (Pechino) contro il forte (Mosca); dall’altro ottenere l’aiuto cinese (attraverso Zou Enlai) per la pacificazione della penisola indocinese.
Ultimo elemento. Gorbačëv non voleva affatto il dissolvimento dell’URSS, posto di fronte alla sfida americana dello scudo stellare, che faceva saltare la logica della Mutual Assured Destruction (MAD), il segretario del PCUS si trovò costretto a raggranellare un po’ di soldi, con il lancio di una nuova NEP. Tuttavia Gorbačëv ignorava una cosa: nei sistemi totalitari quando allenti il controllo, c’è il fuggi fuggi, collassa tutto.
Questo significa che fu Reagan a dare la spallata all’URSS imponendo a Mosca di inseguirlo sulla questione dello scudo stellare, mettendo così in evidenza tutti i problemi strutturali della situazione sovietica.
Tutti questi elementi potrebbero essere utili a spiegare le prime mosse di Trump e la sua futura politica estera.
1. Trump è giunto alla conclusione che alla Cina è stato concesso troppo e che tutte quelle concessioni non hanno ottenuto lo scopo sperato: il PCC è sempre più forte internamente ed aggressivo all’esterno (Mar cinese meridionale ed orientale).
2. Trump prende lo schema di Kissinger e lo rovescia: giocare la Russia contro la Cina, allearsi con il debole (Mosca) per contrastare il forte (Pechino) e, come per la Cina in Indocina negli anni ’70, ottenere ora l’aiuto di Mosca per la pacificazione del Medio Oriente. Di qui il sostegno di Trump a Taiwan (la telefonata del 2 dicembre che è tutto tranne che una gaffe)e e la messa in discussione della “One-China Policy”; nonchè l’accusa a Pechino (tweet del 2 gennaio) di tollerare ed anzi favorire l’atomica nordcoreana. Ed in futuro è praticamente certo il sostengo di Trump agli autonomisti di Hong Kong quando nel corso del 2017 la questione dell’ex colonia riesploderà per l’elezione del governatore locale.
3. I casi Taiwan, Nord Corea e Hong Kong a Pechino sono considerati dei veri e propri affronti che vanno puniti occhio per occhio. Di qui l’idea lanciata sul “Global Times”, il quotidiano del PCC dove i leader cinesi dicono ciò che non possono dire ufficialmente, di allearsi con i nemici dell’America e di dare vita ad una nuova campagna di riarmo, proprio mentre l’economia cinese frena bruscamente. Una nuova e più aggressiva politica che, come lo scudo stellare per l’URSS, potrebbe mostrare tutte le crepe strutturali dell’economia cinese
Concludo: a Pechino non lo sanno, ma il loro incubo peggiore – fare la fine dell’URSS – potrebbe essere sul punto di diventare realtà molto presto.

Categorie: Analisi

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