Trump e Cleone il Conciapelli

Pubblicato da Redazione il

(9 novembre 2016)

Trump presidente. Leggo commenti che annunciano l’apocalisse. Calma e gesso. Tento una prima lettura.
Qualche giorno fa, usando la storia antica di Atene e Roma, avevo detto che là dove c’è una questione sociale un ottimate (Clinton) non può vincere contro un popolare (Trump), che non è affatto un liberista, come pur si sostiene. 
Sulla base di questa analisi prospettavo, come fatto qualche mese prima, la vittoria di Trump.
Perché? Perché il popolare parla alle vittime della questione sociale (che sono i più) mentre l’ottimate a quelli usciti vincitori dalla globalizzazione (che sono i pochi).
In questo senso, dunque, Trump ha vinto perché ha dimostrato di avere presente la condizione sociale dei più, che è fatta essenzialmente di aspettative pessimistiche sul futuro, di paura per il domani. La vittoria di Trump inoltre impone a tutto l’Occidente di riconoscere l’esistenza di una questione sociale che rischia di distruggere dall’interno le istituzioni liberal-democratiche.
Che succederà? La storia antica può di nuovo essere d’aiuto.
Trump può essere un nuovo Cleone, il demagogo arruffapopolo, sconclusionato ed inconcludente e a quel punto sarebbe un disastro, per lui, per l’America e per noi. Oppure può essere il nuovo Tiberio Gracco, l’aristocratico alla Franklin D. Roosevelt che, tradendo la propria classe, risolve la questione sociale.
A livello internazionale, lo scenario peggiore sarebbe un’America protezionista ed isolazionista, il migliore una globalizzazione controllata che tiene conto (come l’aveva immaginata Keynes) degli interessi sia del lavoro sia del capitale. In quest’ultimo caso, nulla potrebbe escludere una riedizione dei Trenta Gloriosi, gli anni di grande crescita economica e progresso sociale che fecero seguito alla seconda guerra mondiale.
Niente disperazione, dunque, però sia chiara una cosa: la strada che conduce agli anni Trenta del XX secolo l’abbiamo imboccata e lo scenario peggiore da evitare è quello che fece seguito al collasso della Pax Britannica, quando un mondo globalizzato ed interrelato si sfasciò in una serie di blocchi economici e commerciali, che si trasformarono in blocchi politici e poi militari. Fu dall’attrito di quei blocchi che si generò la seconda guerra mondiale. 
Ora come allora i problemi vengono dal centro del sistema. Allora fu il Regno Unito a chiudersi, ora potrebbero essere gli USA a ritirarsi dal mondo e a chiudersi e l’Europa a sfasciarsi.
Ed è proprio in Europa che si verificheranno le prossime sorprese.
La vittoria di Trump è la più sonora sconfitta immaginabile di quel paradigma neoliberista che ha infettato sia le destra sia le sinistre, che hanno retto l’Occidente negli ultimi trent’anni, i cui ultimi epigoni sono ora al potere in Italia e Francia.
Se la Le Pen dovesse vincere in Francia e Grillo in Italia, la colpa non sarebbe del populismo, ma di una sinistra ed una destra che continuano a salmodiare nella lingua del vecchio paradigma liberista, quello stesso paradigma che ha creato la crisi sociale e la successiva crisi finanziaria ed economica.
Dulcis in fundo potrebbe arrivare la defenestrazione, per mano tedesca, di Draghi e la fine del Quantitative Easing.
Sarà allora chiaro il disastro prodotto da Hollande (Macron) in Francia e Renzi in Italia. Draghi aveva imposto una tregua ai mercati, sperando che i governi europei facessero riforme strutturali (vere) in grado di risolvere la questione sociale, sostenere la domanda aggregata e far ripartire i consumi e tramite essi la crescita economia. Hollande e Renzi, invece, si sono fatti conquistare dal verbo neoliberista (la disastrosa riforma del lavoro).
Il vero problema in Francia ed Italia dunque non sono la Le Pen e Grillo, ma Hollande e Renzi, che governando stanno aggravando la questione sociale.
Non tutto è perduto, prima abbandoniamo il paradigma neoliberista (senza scadere nell’anticapitalismo e nel protezionismo) meglio è; inoltre, prima ci rendiamo conto che la più efficace arma ora per contrastare la questione sociale è un reddito di cittadinanza, che tolga dalla testa dei cittadini al più presto la paura di morire di fame, maggiori saranno le possibilità di non ripetere gli errori di un secolo fa.

Categorie: Analisi

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