Tirannidi e signorie

Pubblicato da Redazione il

A partire dal 18 ottobre andrà in onda, prodotta dalla Rai, una serie televisiva intitolata “I Medici”. Il problema è già nel sottotitolo in inglese: “Masters of Florence”. “Masters” si può tradurre sia con “signori” che con “padroni”. Firenze era una libera repubblica di liberi cittadini, senza padroni.
Ovviamente non ho visto la serie, ma temo che sarà ultra-celebrativa della grandezza della famiglia medicea.
Vorrei far notare che, al di là di una servile vulgata, i Medici sono coloro che hanno distrutto la libera repubblica di Firenze. 
Per Sismonde de Sismondi “Lorenzo tenne quasi sempre una politica egoistica; sostenne con sanguinose esecuzioni un usurpato potere; andò ogni giorno aggravando il detestato giogo sopra una città libera”. Anche Burckhardt parla di “usurpazione medicea”. Per Le Goff Firenze diventa nel XV secolo l’esempio più illustre dell’evoluzione della città-stato italiana verso la tirannide.
Villari scrive che sotto i medici “quel popolo fiorentino, una volta cosi geloso de’ suoi diritti, sembrava che avesse dimenticato il nome stesso della libertà”.
Braudel scrive che “nel Seicento Firenze è solo la corte del granduca; questi si è impadronito di tutto: del denaro, del comando, della distribuzione degli onori” e regna sua una città che è divenuta “sua prigioniera”.
Mi fermo qui, augurandomi che la serie televisiva non sia così celebrativa come temo. Sarebbe molto grave che la Repubblica, tramite la televisione pubblica, celebrasse quei dittatori, prima tra i quali furono i Medici, che nel ‘400 e nel ‘500 soffocarono le libere repubbliche comunali italiane che furono la vera patria del moderno costituzionalismo. Quei dittatori che, per dirla con il De Sanctis, dopo aver reso “vuota l’anima e fiacca la tempra” degli italiani aprirono le porte agli stranieri che di questo paese fecero scempio.
Quei dittatori (le Signorie) che distruggendo i liberi comuni diedero avvio a secoli di sottosviluppo economico e di umiliazioni politiche. Quei secoli nei quali fummo calpesti e derisi.

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