Società liquida, pensiero debole e relativismo

Pubblicato da Redazione il

Vorrei soffermarmi sui concetti “società liquida” di Bauman, “pensiero debole” di Vattimo, relativismo della modernità di Ratzinger, dato che per certi versi questi non sono altro che un modo diverso per dire che l’Occidente è in crisi, visto che ha smarrito la propria anima. 
Secondo me le cose non stanno così: l’Occidente non è in crisi e la sua anima è salda e forte. Vado per punti.
1) E’ vero che la Modernità è una forma di vita collettiva «senza valori sacri» e «la «scienza profana», che caratterizza la «civiltà della critica», è animata dal progetto di fondare se stessa interamente «sulla ragione e sulla libera investigazione», senza riconoscere nessuna autorità alla Tradizione. Tutto può, pertanto, essere falsificato
2) Tuttavia è altrettanto vero che non può esservi società senza valori percepiti come sacri e assoluti. Validi oggi e per sempre e quindi non falsificabili.
3) Ora se tutto è criticabile e falsificabile, tutto è precario. Allora come possono esserci valori assoluti, sacri? Come può esserci una Tradizione? In altre parole se c’è “ratio”, come può esserci “tradizio”? E se non c’è “tradizio”, come può esserci una società?

E’ in questa contraddizione che si innestano le critiche di cui sopra alla modernità e alla società aperta. Critiche che però non hanno alcun fondamento per i motivi che seguono.
Partiamo da un concetto. Che cos’è il metodo scientifico? E’ la regola di vita degli uomini che vivono nella città della scienza. Ma se tutto è falsificabile, su cosa si fonda la regola di vita degli uomini che fanno scienza?
La risposta è nel razionalismo critico. Scrive Popper: «un atteggiamento razionalistico dev’essere già preventivamente adottato se si vuole che l’argomentazione e l’esperienza risultino efficaci, e quindi non può esso stesso essere fondato sull’argomentazione o sull’esperienza». Scrive Kant «la sapienza della natura, che meriti propriamente questo nome, presuppone in primo luogo la metafisica della natura».
Tuttavia da Kant in poi sappiamo che ciò che non è fondato sull’esperienza e sull’argomentazione (fenomenologia) è, per l’appunto, metafisica e la ragione umana è impossibilitata a dimostrare razionalmente un assunto metafisico, solo la fede può farlo.

Questo significa che perché si possa avere un atteggiamento razionalistico non si può che partire da «un atto di fede: dalla fede nella ragione». Ed è una fede, è bene precisare, che non può che essere assunta come incontrovertibile, quindi come non falsificabile. 
Questo è il primo scoglio saldo, un punto fermo nel mare del tutto falsificabile. Ma ciò apre la strada a un ulteriore passo.
È vero che l’etica non è una scienza, ma perché possa esistere la scienza e quindi una comunità di persone che fanno scienza, è necessario che vi sia una «base etica della scienza e del razionalismo». E qual è questa base etica? 
La necessità di porre come incontrovertibile il fatto che esiste una realtà indipendente dalla nostra mente, che questa è ordinata razionalmente e che tale realtà è comprensibile ad una mente umana e che questa, a sua volta, – e lo abbiamo accettato per fede – è in grado di elaborare teorie razionali. E poi, si assume che fare scienza è cosa buona e giusta e che questa può contribuire al progresso dell’umanità. Inoltre, e questo è un punto essenziale, si assume la necessità del progresso, dato che – sostiene Popper – è sempre possibile tra due teorie scegliere qual è la migliore. 
Questa è la fede secolare della città degli uomini di scienza.
Tutte queste sono asserzioni che devono essere vissute come non falsificabili, in caso contrario – le parole che seguono sono di Einstein – non vi può essere scienza: «senza la convinzione che con le nostre costruzioni teoriche sia possibile raggiungere la realtà, senza la convinzione nell’intima armonia del nostro mondo, non potrebbe esserci scienza. Questa convinzione è, e sempre sarà, il motivo essenziale della ricerca scientifica».

Ciò vuol dire che quella degli scienziati è una comunità retta da una costituzione composta di due parti: una dove sono scritti i principi etici e non scientifici, in quanto non falsificabili, vissuti come sacri, e una seconda parte, procedurale: il metodo scientifico vero e proprio.
Ora a me pare che l’ideal-tipo della società aperta sia costruito sugli stessi principi del metodo scientifico, anzi non è altro che l’estensione delle logiche della città degli uomini della scienza all’intera società.
Il punto è che le varie definizioni di società aperta si sono spesso concentrate sulla parte seconda della costituzione della città della scienza, trascurando la prima parte.
In cosa, dunque, questa prima parte, quella dove c’è il nucleo di valori immodificabili di una società aperta? 
In primo luogo, nei valori della città della scienza. Ma non basta, infatti, questi rimandano ad altro e Popper lo dice, c’è bisogno di un ulteriore elemento di fede e questa è «la fede nella ragione, nella libertà e nella fratellanza di tutti gli uomini: la nuova fede e, io credo, la sola fede possibile della società aperta».
Si è fatto un ulteriore passo in avanti: la società aperta ha scolpiti nella propria costituzione la fede nella ragione, la fede nella libertà e nella fratellanza e quindi il principio socratico-evangelico-kantiano degli altri come fine e mai come mezzo. Ma non basta.
Perché una società aperta possa stare in piedi deve aver costituzionalizzato la fede nell’uomo, o meglio la certezza che l’agire umano possa tendere al progresso e al miglioramento dell’esistenza, proprio come nella città della scienza gli uomini credono che la ragione possa sempre condurre al progresso individuando le teorie con maggiore forza esplicativa.

La società aperta, pertanto, deve vivere come certezza la capacità che l’azione umana possa fare in modo che il domani sarà migliore di ieri: la fede nel progresso umano e quindi la fede nella capacità di poter padroneggiare l’avvenire. 
Questa, secondo me, è la Tradizione della società aperta, la sua fede del tutto laica e secolare, ma altrettanto assoluta. Questo è il nucleo dei suoi valori assoluti (nonostante Ratzinger), solidi (nonostante Bauman), forti (nonostante Vattimo).

Categorie: Analisi

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