Reshoring

Pubblicato da Redazione il

Il reshoring è il contrario dell’offshoring. Quelle attività ad alto contenuto di manodopera che negli anni passati sono state delocalizzate nei paesi dove più basso era il costo della manodopera (Cina ad esempio) ora vengono riportate in patria. 
E perchè ritornano? Perchè quelle attività che prima facevano le braccia cinesi oggi possono essere sostituite dalle braccia di un robot, grazie alla riduzione dei costi di queste macchine e agli incentivi governativi del piano per l’Industria 4.0. C’è di più, tornano perchè il prodotto è competitivo se è innovativo, se è di qualità, se è personalizzato, se è in grado di andare in simbiosi con campagne pubblicitarie intelligenti. 
Alle fabbriche pertanto conviene stare a contatto con i centri universitari, con i centri di ricerca, con i grandi studi professionali. Là dove in sostanza c’è materia grigia.
Il fenomeno è solo all’inizio. L’Italia con 121 casi è dal secondo posto dopo gli Stati Uniti con 326 casi. Seguono il Regno Unito (68) e la Germania (63) e complessivamente si arriva a quasi 730 casi in tutto in mondo. Nel caso italiano 100 aziende che hanno deciso di ritornare sono ritornate al Nord, Venti al Centro e una al Sud.
Questi i fatti sui quali è necessario riflettere. Qualche considerazione (estremizzo e semplifico).
In primo luogo, fossi io nei panni dei grandi investitori ci penserei dieci volte prima investire in Cina. Lo scrivo da anni: il grande problema che dovremo affrontare in futuro è una Cina in stagnazione economica o anche in recessione. E non una Cina grande potenza mondiale.
Detto ciò, ridurre il costo della manodopera non solo è pericoloso, è inutile: un robot non percepisce un salario, non va in malattia o in ferie e non ha bisogno nemmeno di andare in bagno. Per dirla con Andrew McAfee per quante ore di palestra uno possa fare è difficile che possa competere con un martello pneumatico.
Allo stesso modo, usare la leva della flessibilità del mercato del lavoro non è molto utile: chi trova una “mente-opera” (che è il contrario di “mano-dopera”) di alto livello, si pone il problema di come tenerselo, per non cederlo alla concorrenza, non di come licenziarlo, visto che quella persona è la sorgente della ricchezza di quell’azienda.
Per poter attrarre queste imprese che ritornano o altre che vanno alla ricerca di un vantaggio competitivo in termini di “mente-opera” di alto livello, non ha senso pensare ad una riduzione delle tasse, zone franche, incentivi fiscali etc etc, ha invece più senso puntare alla creazione di distretti intorno ai luoghi dove la materia grigia si produce, vale a dire le università. Distretti nei quali concentrare quelle attività che servono ad un manifatturiero nel quale le attività secondarie sono svolte dalle macchine.
Questo fenomeno impone anche un ripensamento degli interventi per il Mezzogiorno, che la materia grigia la produce ma è costretta ad andar via se non vuole ridursi a far da attendente a quei turisti che la politica locale da anni corteggia come principale leva dello sviluppo. Un territorio così grande come il Sud d’Italia e i tanti sui giovani hanno diritto a vivere la sua modernità e non a ridursi a fare il villaggio Alpitour di un Nord moderno creativo e che vive al passo dei tempi.
Pertanto, è dovere della politica, quella degna di questo nome, guidare, anzi anticipare questo processo e muovere tutte le leve che può muovere per non perdere questo treno e invece c’è chi invoca barriere tariffarie e minaccia guerre commerciali come al tempo del blocco continentale e delle guerre napoleoniche.

Categorie: Analisi

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