Reddito di cittadinanza

Pubblicato da Redazione il

Uno dei principali motori dello sviluppo economico è costituito da quei frutti della ricerca scientifica ed innovazione tecnologica che immessi nel circuito economico generano prodotti, servizi, metodi nuovi.
Pertanto uno dei compiti della politica è quello di lavorare per creare le migliori condizioni materiali (finanziamenti, infrastrutture) e immateriali (stimolare la curiosità, garantire il diritto all’eresia, coltivare la tradizione dell’anti-tradizione, consentire il diritto al fallimento) perché le attività di ricerca possano svolgersi al meglio.
Tuttavia, come detto altre volte, l’innovazione tecnologica produce gravi conseguenze sociali (disoccupazione tecnologica). Pertanto è compito di una politica di sinistra, socialista fare in modo che nessuno resti indietro.
Come? Stato sociale in senso lato, ma anche quel reddito minimo garantito che è realtà in giro per il mondo, Stati Uniti compresi, dove chi non ce la fa può contare sui sussidi statali, ma è assente in Italia.
La cosa stupisce anche i tedeschi, che pure con noi cicale meridionali hanno il dente avvelenato. Giovanni Perazzoli, nel suo “Contro la Miseria”, riporta un articolo della Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ), dove l’autore sostiene che la Germania, per la sua rete di aiuti a chi resta indietro, non può che apparire agli occhi di un italiano come “il paese della cuccagna”: infatti “in Italia non c’è mai stata alcuna forma di welfare per i disoccupati”. Ci sono dei sussidi per i disoccupati ma, scrive l’editorialista, “sono in forma rudimentale”. Pertanto, “poiché manca il welfare, deve supplire la famiglia”.
A questo punto uno si chiede due cose: 1) ma tu vuoi vedere che una grossa parte dei mali italiani (dalla malavita al familismo amorale, dall’evasione fiscale allo scarso civismo) sono conseguenza di difetti istituzionali? 2) ma che hanno questi europei che noi non abbiamo?
Giovanni Perazzoli ha fatto una brevissima sintesi. In Europa del Nord i sussidi seguono questi criteri: 1) una cifra per il disoccupato single; 2) una cifra aggiuntiva per ogni figlio; 3) una cifra ridotta se anche il partner è disoccupato e percepisce un sussidio; 4) un assegno per l’alloggio, che varia a seconda della composizione della famiglia; 5) altre voci che variano da paese a paese: assicurazione sanitaria (dove necessaria) , riscaldamento, scuola, libri, mobili; 6) sussidi per i disabili ecc. Per fare qualche esempio, approssimato per difetto.
In Francia, una coppia con due figli che resta senza reddito prende 1.079,15 euro al mese.
In Inghilterra, la stessa coppia ha diritto a 459,4 sterline al mese; più 118, 8 sterline al mese per il primo figlio; più 54,8 per il secondo; più 1.208,88 sterline al mese per l’affitto di una casa con due stanze da letto. Per un ammontare complessivo (escludendo altri sussidi) pari a 1841,88 sterline pari a 1.569 euro al cambio attuale.
In Germania, una persona singola ha diritto a 408 euro al mese. Mentre dei disoccupati che vivono in coppia hanno diritto a 368 euro al mese ciascuno, la riduzione è dovuta all’idea che il vivere insieme riduca i costi. La coppia dunque ha diritto a 654 euro. A questa cifra si debbono aggiungere altri benefit, tra cui l’intero costo dell’alloggio, il riscaldamento, l’assicurazione sanitaria, gli assegni per i figli. Per i figli a carico le somme sono così ripartite. Per ogni figlio più giovane di 6 anni si ha diritto a 237 euro al mese; se in un’età compresa tra i 6 e il 13 anni si ha diritto a 291 euro al mese. Mentre per un figlio tra i 14 e i 17 anni si ha diritto a 311 euro al mese. Riprendendo il caso fatto in precedenza, una famiglia, con due persone disoccupate e due figli tra il 6 e i 13 anni, ha diritto a 1.191 euro al mese. A questa cifra bisogna sommare i soldi per l’affitto di una casa adeguata a quattro persone, il riscaldamento, l’assicurazione sanitaria per quattro persone e dettagli vari.
In Irlanda, una coppia con due figli ha diritto a 1,605 euro al mese. Con i benefici familiari arriva a 1.865 euro. 
Come fa notare Giovanni Perazzoli: 1) il Reddito Minimo Garantito (RMG) non è un’alternativa al lavoro, e non è in contrasto con l’articolo 1 della Costituzione (come ripete Matteo Renzi). Il RMG rafforza e valorizza, nei paesi che lo adottano, il lavoro produttivo, che è la sola fonte per la creazione di ricchezza. 2) I paesi con un RMG hanno, infatti, mercati del lavoro più efficienti. 3) In generale, si è visto che, nei paesi che adottano queste misure, la rete offerta del welfare universalistico permette ai singoli individui di cercare una migliore collocazione nel mercato del lavoro e stimolano l’iniziativa economica e l’intraprendenza. 4) Le forme di RMG consentono ai salari di non potere scende sotto un certo livello, e sono anche uno strumento per limitare il lavoro nero e non, come si potrebbe credere, il contrario. 5) infine i paesi che adottano queste forme di Reddito Minimo crescono di più di noi e sopratutto hanno livelli di indebitamento più bassi dei nostri.
Chiudo. Poi uno si chiede perché gli italiani con la loro splendida cucina, con il sole, il mare ed i mandolini sono tra i popoli più infelici della terra: al cinquantesimo posto dietro la Germania (16esimo), il Regno Unito (23esimo), la Francia (32esimo), la Spagna (37esimo).


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