Le migrazioni e la fortezza europa

Pubblicato da Redazione il

Attribuire alle ONG parte della responsabilità dell’ondata migratoria che dalla sponda Sud del Mediterraneo risale verso il Nord a me pare ridicolo. È la vecchia storia del dito e della luna.
C’è un intero continente, l’Africa, che ribolle: conflitti? Certo, ma meno che nel passato. Integralismo? Certo ma meno che nel passato. E’ un continente che ribolle anche perché sta iniziando a crescere economicamente e attraverso i telefonini e le nuove tecnologie dell’informazione anche intravede le luci dell’Europa, il profumo della modernità, di una vita migliore, più piena, più felice.
Negli anni della Guerra Fredda, FriedrichStrasse (quella del Check Point Charlie) fu trasformata nella più sfavillante via di Berlino Ovest, così che da Berlino Est potessero vedere, ma non toccare, le luci del benessere occidentale.
Oggi sul telefonino, sul computer di ogni giovane africano o di un paese in via di sviluppo è visibile una FriedrichStrasse che dice che altrove si vive una vita più bella. Chi, dotato di un minimo di intraprendenza, iniziativa o di amore verso i propri cari potrebbe resistere?
Sono migranti economici e non rifugiati politici? Vero. Ma chi può negare a qualcun altro il diritto ad una vita migliore?
Aiutiamoli a casa loro? Ottima idea, ma allora perché abbiamo ridotto i fondi per la cooperazione internazionale? Perchè abbiamo trasformato la Banca Mondiale, che era nata per interventi straordinari di infrastrutturazione, in uno strozzino? E soprattutto perché chiudiamo le porte dell’Europa a quei prodotti agricoli ed agroalimentari che il Sud potrebbe esportare? Siamo il più ricco mercato al mondo, se non esportano da noi, dove dovrebbero esportare? Faccio un esempio: se il nostro olio è il migliore al mondo, allora cos’ha da temere dall’olio tunisino? O le leggi della concorrenza valgono solo quando ci fanno comodo? 
Negli ultimi anni l’Unione ha imposto nei mercati del Sud la liberalizzazione di quei settori manifatturieri dove siamo forti noi ed ha mantenuto protetti (in maniera sopratutto indiretta attraverso la politica agricola comune) questi prodotti dove i paesi del Sud hanno una qualche possibilità di competere, come nel caso del settore agricolo. Si sono invece ridotte, a volte significativamente, le tariffe praticate dall’Ue verso altre aree geografiche e, naturalmente, con l’allargamento ad Est, si è esteso il novero dei paesi partner del mercato unico.
Chiudo. Questa migrazione di popoli che stiamo vivendo è anche il prodotto di una Europa che non si sa pensare come attore globale, che non sa guardare oltre i propri confini e che ha fatto fallire un programma ambizioso come quello Euro-Mediterraneo: nel 2015, dopo dieci anni di accordi e trattative, avremmo dovuto festeggiare la nascita di un mercato comune euro-med. Non è successo nulla, e nessuno, per quanto ne so, ha detto una parola.
Se crediamo, come diciamo di credere, nel mercato e nella libera concorrenza, lasciamo che in Europa entrino le merci dei paesi del Sud, che i giovani più promettenti vengano a studiare nelle nostre università così poi da ritornare in patria e portare con sé conoscenze utili per la crescita locale. Ritorniamo a cooperare, perchè la ricchezza se condivisa cresce e l’economia di mercato non è un gioco a somma zero.
Anche se costruiremo una Muraglia cinese nel Mediterraneo quel flusso silenzioso di uomini e donne non si fermerà, perché l’aspirazione a vivere un’esistenza libera e dignitosa per sé e i propri figli è un bisogno insopprimibile per ogni essere umano.

Categorie: Analisi

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