Le cicale italiane

Pubblicato da Redazione il

(14 maggio 2017)

Ieri su “Il Foglio” Renzi diceva, “Europa sì, ma non così”. Bene.
Però una cosa: che si contesta a questa Europa? Di essere troppo rigida con noi, di non darci flessibilità? Ma flessibilità significa altro debito.
Schäuble sarà anche perfetto nella parte del cattivo, ma dice cose sensate: con i debiti non si produce crescita.
Certo, nei periodi di recessione ti puoi indebitare per fare politiche anti-cicliche e far ripartire la crescita. Però quelle politiche le devi poi fare per davvero e non trasformare quell’indebitamento ulteriore in mance elettorali, altrimenti ti ritrovi senza crescita e con più debito.
Noi oggi produciamo 100 ma spendiamo 135. Quel 35 in più ce lo dobbiamo far prestare da qualcuno e quel qualcuno ce lo presta per ottenere un interesse.
Ora se quel qualcuno si convince che non solo siamo delle cicale che continuano ad indebitarsi, ma siamo anche dei furbacchioni che quel debito non vogliono restituirlo, è difficile credere che quel qualcuno continui a prestarci i soldi. Chi di noi presterebbe i suoi risparmi a qualcuno sapendo che non te li restituirà mai?
Il Giappone ha un debito del 200% rispetto al Pil, ma i BOT giapponesi sono in mano dei cittadini nipponici. Così è in massima parte anche negli USA.
Era così anche in Italia ma poi, negli anni Novanta, abbiamo deciso di internazionalizzare il nostro debito, il che significa che per pagare chi ci cura, chi ci insegna le cose a scuola, chi ci protegge, chi ci dà giustizia, chi guida i treni, chi fa le strade, chi ci soccorre etc etc etc … dobbiamo andare sul mercato e chiedere soldi a qualcuno in cambio di un interesse.
Possiamo prendercela con la BCE, con la massoneria plutocratico reazionaria mondiale, con l’Europa ordo-liberista, con i monetaristi e gli incappucciati della finanza, con Schäuble, la Merkel, i crucchi e l’euro, ma il dato di fatto resta: qualcuno ci deve prestare dei soldi, che dovremo a scadenze prefissate restituire.

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