Con la scusa della Nord Corea

Pubblicato da Redazione il

Credo che sulla Corea del Nord sia necessario rovesciare la prospettiva e porre la questione nei termini seguenti: la Corea del Nord è uno stato autoritario dove sono tenuti prigionieri 24 milioni di persone da un dittatore al quale i cinesi, per i propri interessi, ogni tanto chiedono di fare il pazzo. 
Primo punto: i cittadini. 24 milioni di persone vivono sotto la sferza del più repressivo regime dittatoriale al mondo. Come lo Human Rights Watch scrive da anni. Il regime mantiene il controllo della popolazione “usando arresti arbitrati, facendo ricorso alla tortura, al lavoro forzato in campi di prigionia e con pubbliche esecuzioni”. 24 milioni di persone vivono segregate non potendo lasciare il paese né collegarsi a emittenti radio o televisive esterne (è reato). 24 milioni di persone vivono sotto queste condizioni e nessuno se ne cura.
Punto secondo. La Corea del Nord dipende in tutto e per tutto, sia dal punto di vista alimentare che energetico dalla Cina, ed è impossibile che Kim possa fare qualcosa che sia contrario agli interessi cinesi. Il che significa che è inconcepibile, come pure si dice, che Kim possa sfuggire di mano ai cinesi e metterli in “imbarazzo”.
Punto terzo. Ogni volta che la tensione tra Washington e Pechino sale – sono dieci anni che lo scrivo – è certo che Kim inizia a fare il pazzo, lanciando qualche missile o facendo qualche test nucleare. (Per inciso, è credibile che uno stato eremita sull’orlo costante della carestia, chiuso al resto del mondo possa sviluppare autonomamente tecnologie missilistiche e nucleare avanzate?). Quando Kim si mette a fare il pazzo, i giapponesi si preoccupato e diventano (giustamente) iper attivi e così gli americani che iniziano a premere per un intervento. Quando ciò accade, quanti in Asia, dalla Cina, alla Corea del Sud a Taiwan, alla stessa Russia hanno patito gli orrori dell’imperialismo giapponese, insorgono contro un ritorno del militarismo di Tokyo.
Punto quarto. A quel punto solo Pechino, per i rapporti che vanta con Pyongyang e per aver lottato duramente contro il Giappone nella seconda guerra mondiale, ha i titoli per svolgere un ruolo nel gestire la Corea del Nord. Così i cinesi si rivolgono agli americani e dicono: solo noi possiamo gestire quei pazzi di Pyongyang, se ci mettete nell’angolo, se ci indebolite potremmo non avere più l’autorevolezza per farlo.
E così Washington fa un passo indietro, a Pyongyang qualcuno invoca retoricamente il ritorno ai negoziati per la denuclearizzazione della Corea (Six Party Talks) e Pechino ritorna a fare il gradasso con i paesi della regione (Mar cinese meridionale) e a comportarsi come meglio crede sulle questioni del dumping monetario, commerciale, delle violazioni dei diritti umani e dello spionaggio industriale e tecnologico. 
La tensione così si allenta, il resto del mondo si dimentica della Corea del Nord, mentre 24 milioni di persone continuano a vivere senza alcuna protezione contro gli abusi del potere, rinchiusi all’interno del più repressivo regime dittatoriale al mondo.

Categorie: Analisi

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