La Cina, gli USA, il burrone e i capelli di Kim

Pubblicato da Redazione il

 

In questi giorni di crisi nordcoreana fioccano le banalità. 
A Kim l’atomica serve, dice qualcuno, come una assicurazione sulla vita, per non fare la fine di Gheddafi o Saddam. Vero. Ma allora perché mettersi a fare lo sbruffone e sparacchiare missili a destra e a manca e minacciare di cancellare dalla faccia della terra questo e quest’altro? 
È possibile che Israele abbia la bomba. Il Giappone ha le tecnologie per farla rapidamente. Così l’Iran. India e Pakistan, in barba al regime di non proliferazione, sono diventati stati nucleari da decenni. Ma nessuno fa lo sbruffone come Kim. Perché?
Altra domanda: come può il paese eremita per eccellenza, che dipende in tutto e per tutto, dal gasolio al riso, dalla Cina, avere una politica estera indipendente, anzi contraria alle indicazioni di Pechino e persino mordere la mano (cinese) che gli da il pane?
Sempre a proposito del paese eremita povero e che dipende in tutto e per tutto dalla Cina, come è possibile che abbia acquisito tecnologie tali da rendere credibili le sue minacce? Io di certo non gliele ho fornite.
E ancora perché la Cina ha detto che sarà neutrale in caso la Nord Corea dovesse attaccare qualcuno? Neutrale? Solo?!? Kim lancia una bomba atomica sugli USA e la Cina resta neutrale?
Altra domanda, perchè gli USA proprio in questo momento così delicato minacciano sanzioni commerciali contro la Cina? 
Al di là delle banalità, la verità è che la Corea del Nord in tutto questo non c’entra nulla e il povero Kim jong-un non è nemmeno libero scegliersi il taglio dei capelli senza chiedere il permesso alla Cina (quel taglio da schizzato glielo impone sicuramente qualcuno a Pechino, così da rendere più credibili le sue minacce. Ci metto la mano sul fuoco).
Tutto si muove esclusivamente lungo l’asse Pechino-Washington.
Pyongyang è parte di una più ampia strategia che niente ha a che fare, come qualcuno dice, con il fatto che la Nord Corea è per Pechino uno stato cuscinetto, che tiene lontano i militari americani dai suoi confini. Nell’era di guerre informatiche e stellari queste sono stupidaggini.
La strategia è un’altra e non è così banale. Pechino ha bisogno che a Pyongyang ci sia qualcuno che, quando serve, si metta a fare il pazzo a comando.
Nello specifico ogni qualvolta gli USA alzano la voce contro la Cina, che infrange le regole per acquisire potenza in termini economici (dumping, spionaggio etc) o conquistare spazio in termini territoriali (Mar Cinese Meridionale), ogni volta che questo accade, guarda caso Pyongyang si mette a sparacchiare missili, a fare test nucleari e Kim si mette a promettere annientamento e distruzione. 
Allora gli USA alzano la voce, ma la cosa inizia a creare frizioni con gli alleati europei (pacifisti per costituzione) e con la Russia. La Corea del Sud inizia a preoccuparsi e così il Giappone, che smette di auto censurarsi ed interviene, dato che i missili ce li hanno puntati in testa loro e non noi.
A quel punto il gioco per Pechino è fatto. Nel momento il cui Tokyo lascia intendere che potrebbe intervenire, tutti in Asia iniziano a strapparsi i capelli: ecco che ritorna il vecchio imperialismo nipponico, il militarismo giapponese risorge, i lutti e gli orrori del passato ritornato.
Allora di fronte al riemergere della minaccia (o presunta tale) nipponica, la Cina gonfia il petto e si alza in piedi: i giapponesi li ha sconfitti durante la seconda guerra mondiale e può farlo ancora. Così dicendo si pone come argine al ritorno dei lutti del passato e le acque nella regione si placano.
A Pechino allora qualcuno dice: “Ecco vedete, solo noi, per la nostra vicinanza storica (come “la lingua con i denti”) possiamo gestire quel pazzo di Kim e solo noi possiamo tenere a bada i giapponesi e garantire che l’antico terrore non ritorni. Quindi voi americani vedete di non rompeteci le scatole, altrimenti la prossima volta non muoviamo nemmeno un dito”.
Così gli USA sono costretti a fare marcia indietro e Pechino ritorna ad essere libera di continuare ad infrangere le regole costruendosi la sua area sinocentrica.
Ecco allora che si comprende come la Corea del Nord sia realmente il perno fondamentale nella strategia cinese, da una parte, per continuare a costruire il proprio impero, dall’altra per impedire che gli USA possano avviare una politica seria di containment o addirittura di Roll-Back, vale a dire di ridurre l’area di influenza cinese ed impedire che Pechino crei un ordine regionale (con ambizione eurasiatiche) sinocentrico dal quale sono esclusi gli USA.
Trump ha capito questo giochetto e cerca di stanare la Cina con un ragionamento semplice semplice: se solo tu puoi gestire il pazzo, allora fallo smettere e togligli la bomba. Altriemnti ti devo considerare suo complice.
A Pechino per ora fanno i pesci in barile, finchè non inizieranno a prendere sul serio le minacce di Trump.
Si chiama “brinkmanship”, cioè la capacità di arrivare fin sull’orlo del burrone e vedere chi per primo si ferma. E non è detto che qualcuno non caschi di sotto.

Categorie: Analisi

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