La Cina e il debito americano

Pubblicato da Redazione il

In questi giorni, in cui l’attenzione dell’opinione pubblica è concentrata sull’Estremo Oriente e il braccio di ferro tra la Cina e gli Stati Uniti (la Corea del Nord non c’entra nulla), sono in molti coloro che sfoderano la questione del debito americano.
Secondo costoro la Cina avrebbe, nelle relazioni con gli USA, il coltello dalla parte del manico visto che è il maggiore detentore del debito USA e se volesse, argomentano i più, potrebbe far crollare l’economia americana da un momento all’altro. 
Tutto chiaro, vero? Ma siamo sicuri che le cose stanno così? Sebbene di sfuggita la questione merita qualche precisazione.
Partiamo da un punto: se la Cina è quello che è oggi, è perché Kissinger e Nixon vollero integrarla nel sistema internazionale dal quale (un classico cinese) si era auto esclusa. E se l’economia cinese è cresciuta come è cresciuta, è grazie agli investimenti internazionali che sono piovuti in Cina in abbondanza negli ultimi quarant’anni.
Detto ciò, sono stati gli Stati Uniti a consentire a Pechino di acquistare i bond del Tesoro per una precisa scelta strategica: legare la Cina all’ordine liberal-democratico costruito dopo la seconda guerra mondiale e trasformala in un co-tutore di quell’ordine (Ikenberry, “After the Victory”).
Ritornando sul debito, vale la pena far notare che i T-bond sono in dollari e gli USA potrebbero in linea di principio ripagare il debito semplicemente stampando soldi o innescando una crescita dell’inflazione (Eichengreen, “Exorbitant Privilege”, p. 11).
C’è di più, se la Cina volesse vendere il suo debito, dovrebbe farlo o tutto d’un colpo (cosa alquanto difficile) o lentissimante, altrimenti rischierebbe la svalutazione di quel debito e si troverebbe tra le mani carta straccia. 
Ancora, la Cina non ha alcun interesse a danneggiare l’economia americana, sia perché il suo mercato interno è la principale destinazione dell’export cinese; sia perché, se l’economia americana dovesse crollare, gli Stati Uniti non sarebbero in grado di onorare il debito che hanno con la Cina e Pechino oltre agli interessi perderebbe anche il capitale. 
A tale proposito qualche anno fa Walter Russell Mead scriveva: “Un crollo dell’economia americana e la conseguente caduta del valore del dollaro avrebbe conseguenze molto maggiori della semplice riduzione del potere e della ricchezza degli Stati Uniti. Senza i loro migliori clienti, paesi come la Cina o il Giappone andrebbero a loro volta in rovina. Se negli Stati Uniti crollassero tutte le banche, la solidità finanziaria di tutti i Paesi del mondo sarebbe messa in crisi e forse crollerebbe. (…) Così il debito americano da un elemento di debolezza di trasforma in un punto di forza dato che gli altri paesi temono di rompere con gli USA perché hanno bisogno dei nostri mercati e dei nostri stessi titoli” (W.R. Mead, “Power, Terror, Peace, and War”).
Così i cinesi sono tra coloro che hanno più a cuore la salute dell’economia americana. Il che si è dimostrato chiaramente qualche anno fa, come testimonia Herny Paulson, il segretario al Tesoro dal 2006 al 2009, nel pieno della crisi dei sub-prime, nel suo saggio “On the Brink”, dove sostiene che: “funzionari russi ebbero contatti ad altissimo livello con i cinesi e proposero loro la vendita congiunta delle loro partecipazioni nelle GSE, in modo da forzare gli Stati Uniti ad intervenire in emergenza per sostenere queste imprese”, il riferimento è a Fannie Mae e Freddie Mac. Tuttavia: “i cinesi si sono rifiutati di attuare un tale dirompente piano”. “Non era una mossa speculativa, era offensiva strategica contro gli USA alle corde e Pechino, saggiamente, disse di no”. 
La cosa interessante è che la Cina è quasi costretta ad investire in T-Bond se non vuole che lo yuan si apprezzi in rapporto al dollaro, rendendo così meno competitive le esportazioni cinesi. Per questo le autorità monetarie di Pechino devo comprare dollari per tenerne su la valutazione (Eichengreen, “Exorbitant Privilege”). E il posto più sicuro per i cinesi dove investire questi dollari è proprio il debito americano. 
Così, come messo in evidenza sia da Niall Ferguson con il concetto di Chimerica in “The Ascent of Money”, sia da Nixon di recente in “On China”, la Cina acquistando il debito americano fornisce agli americani i soldi con cui acquistare le importazioni dalla Cina. 
Allora chi è che ha il coltello dalla parte del manico? La politica estera e gli studi strategici sono una cosa serie e precisa ed essere buoni giocatori di “Risiko” non aiuta.

PS. nel grafico in basso i paesi che detengono il debito americano. Giusto per dare una misure alle cose.

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