In difesa di Pietro di Bernardone

Pubblicato da Redazione il

Sono consapevole di infilarmi in un rovo di spine. Ma tant’è. 
A me questo revival francescano e questo neo pauperismo non mi convincono affatto, e credo che, se l’ideale francescano si fosse imposto, l’Occidente avrebbe fatto un balzo indietro di secoli. 
Anzi, se proprio devo dirla tutta, a me Pietro di Bernandone, il padre di san Francesco, mi è stato sempre molto simpatico.
Sono mercanti come lui quelli che metteranno al bando la nobiltà feudale con le leggi anti magnatizie. Sono loro quei mercati che creeranno il comune italiano e gli statuti comunali, e cioè le prime repubbliche della modernità e le prime costituzioni, forgiate sull’esempio della Roma repubblicana. Sono loro quei mercati che creeranno il capitalismo e sono loro quei mercati che daranno vita alle Università moderne e alla cultura laica. In sintesi loro sono quei mercati, come Pietro di Bernardone, che daranno avvio all’Occidente così come lo conosciamo.
Sia chiaro, quei mercati sono anche coloro che hanno dato vita alla prima questione sociale, che in Italia non fu risolta e portò alle dittature delle signorie e quindi alla fine delle libertà repubblicane.
Anzi in Italia al malessere sociale prodotto dal grande sviluppo economico si rispose con la repressione violenta dei primi movimenti operai e proletari: in questo senso è emblematico il caso della macellazione nel 1382 a Firenze dei Ciompi, il cui obiettivo era quello di “aver parte al reggimento della Città” al fine di migliorare le condizioni di lavoro e le condizioni sociali di quel proto proletariato (si veda Rodolico, “I Ciompi. Una pagina di storia del proletariato operaio”, o Rutemburg, “Popolo e movimenti popolari nell’Italia del 300 e del 400”). 
Tuttavia, se le questioni sociali non si risolvono con la repressione dei poveri, non si risolvono nemmeno con la distruzione dei ricchi e della ricchezza: la povertà per tutti come rimedio politico ai mali della società (fra Dolcino da Novara) non è la soluzione. 
Infatti, abbracciare l’ideale della povertà implica la condanna ed il rifiuto della modernità, delle conquiste della scienza in generale e della scienza medica in particolare, che hanno addolcito il volto di una natura che generalmente è matrigna nei confronti dell’essere umano, (san Francesco muore a 44 anni), e di tutto quanto ha fatto dell’Occidente un caso unico nella storia dell’umanità in quanto a miglioramento della condizioni di vita per miliardi di esseri umani.
Da uomo pervicacemente, ostinatamente di sinistra, anzi in questo caso potrei dire addirittura marxista ortodosso, (Marx infatti non ha mai condannato nè il progresso scientifico nè il capitalismo) io sono per lo sviluppo economico, per il progresso continuo, per l’avanzamento costante, per promuovere quella ricerca scientifica e quell’innovazione tecnologica che è lo strumento più efficace nel migliorare la condizione umana. 
Per dirla chiaramente, il pauperismo non è di sinistra, è anzi uno strumento che può essere usato da chi più ha e da chi più ha da temere da una modificazione dello stutus quo, dove pochi hanno tanto e molti hanno poco, uno strumento – dicevo – per condannare e bloccare un rivolgimento che porti ad una redistribuzione delle ricchezze. 
“Volete voi – potrebbe dire un moderno magnate – parte della mia ricchezza? Ma la ricchezza è immorale! Godetevi la vostra povertà, che vi fa santi”.
Il pauperismo non è di sinistra, è anzi un formidabile strumento di propaganda che si offre ai conservatori di ogni tempo. Non è un caso se il movimento francescano fu presto riconosciuto dal Papa, che così facendo non solo addomesticava quel disagio sociale di cui era portatore, ma gattopardescamente dava un’immagine nuova alla Chiesa tutta, senza di fatto cambiare nulla. In sintesi, Francesco fu usato dalle gerarchie ecclesiasiriche per consolidare lo status quo.
Più che pormi il problema di un ritorno ad una inesistente età dell’oro, dove l’uomo in povertà viveva in simbiosi con una natura gentile e premurosa, a me interessa capire come fare perchè tutti possano godere dei frutti di un progresso crescente. 
Pertanto io lascerei perdere questo neo pauperismo, questo nuovo rifiuto della modernità e del progresso e più che l’obiettivo di una uguaglianza nella povertà, cercherei di capire come fare perchè tutti possano essere uguali nella ricchezza e nell’abbondanza.

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