Il Senato, la Gherusia e l’Areopago

Pubblicato da Redazione il

Nel 462/461 a.C ad Atene Efialte e Pericle privarono definitivamente l’Areopago (il Senato) di quasi tutti i suoi poteri (continuò ad occuparsi solo di omicidi volontari).
A partire da allora il sistema si trasforma in monocamerale e quella ateniese diventa una democrazia radicale, alla mercè dei cangianti umori della folla riunita nell’Ecclesia. 
La folla riunita in una sola camera si fa conquistare da Alcibiade che preme per la conquista (facile a suo dire) della Sicilia. Ad Alcibiade viene affidato il comando della spedizione, non fa, però, in tempo a mettere piede in Italia che viene richiamato in patria per essere processato. 
Alcibiade diserta. La spedizione in Sicilia si rivela un disastro. Sparta riprende la guerra e sconfigge Atene, che non sarà mai più la stessa. Infine, è la folla a condannare Socrate.
Platone, la cui opera è tutta di natura politica, cercando un rimedio ai disastri della sua patria e soluzioni durature per mantenere in vita le repubbliche nelle “Leggi” li individua in una costituzione mista, che ha come perno quel Consiglio notturno che altro non è che un nuovo Areopago.
Meditando sui disastri della sua terra e sulle cause della fulminea ascesa di Roma, Polibio individua il segreto della potenza romana nella sua costituzione mista, con un Senato in grado di bilanciare l’elemento democratico dei Concilia Plebis, Comizi Centuriati e dei Comizi Centuriari e l’elemento monarchico incarnato dai consoli.
Quando i padri fondatori americani cercheranno nel passato un modello a cui rifarsi per plasmare la nascente repubblica, scartano esplicitamente Atene. Il motivo è semplice: senza l’Areopago quella ateniese era una democrazia in balia delle passioni popolari, era una oclocrazia. Per questo prenderanno a modello la repubblica romana. Il fatto che a Washington ci sia un Senato e un Campidoglio ne è la prova più evidente.
Se poi si leggono gli atti dell’assemblea costituente, emerge chiaramente come si scelga un sistema bicamerale paritario per attribuire al Senato una “funzione ritardatrice”, di freno, di bilanciamento. E’ Platone che ritorna, passando per Polibio, Montesquieu e i Padri fondatori americani.
I riformatori italiani ora dicono che la nostra costituzione è vecchia, va ammodernata per avere maggiore efficacia ed efficienza al fine di affrontare la velocità dei tempi moderni.
I riformatori non si rendono conto che l’attuale assetto, che è il portato di una riflessione millenaria, è quanto di più efficace ed avanzato per mantenere forti e prospere le repubbliche. 
Manomettere quell’ordine istituzionale significa, come nel caso dell’Atene di Pericle, creare le condizioni per il disastro.

Categorie: Analisi

Lascia un commento