Il consenso dei regimi totalitari

Pubblicato da Redazione il

C’è una questione che è ancora ai margini negli studi di storia contemporanea e cioè spiegare il consenso di cui godevano i movimenti totalitari: le piazze e gli stadi pieni di folle osannanti.
In un libro che ho scritto nel 2011, cercavo ti capire quali fossero le fonti di questo consenso e battevo sul punto della questione sociale.
Sostenevo cioè che quelle folle, a causa della crisi sociale, avevano perso la fede nelle magnifiche sorti e progressive dell’Occidente, della società aperta ed invocavano un ritorno alla società chiusa, alla sacra tradizione, al tribalismo del culto del capo. In sostanza un ritorno a ieri.
Di qui il titolo di un libro scritto l’anno successivo “Dalla società aperta alla società chiusa”, dedicato per l’appunto ai fallimenti, ai casi cioè in cui le società aperte del passato erano collassate.
Ciò significa che la questione sociale produce una questione esistenziale, la cui essenza è espressa chiaramente da Paul Valery quando scrive: “Il futuro non è più quello di una volta”. 
Il futuro che tanta parte degli occidentali si aspettava non si è in alcun modo materializzato. Le promesse fatte dalla famiglia, dalla scuola, dalla società non sono state mantenute.
Mi pare che anche oggi grossa parte del consenso ai movimenti anti-sistema abbia come origine questa stessa fonte. Quella stessa frustrazione. 
Ecco allora che diventa compito della politica, quella seria, tentare di avvicinare, per quanto è possibile, le aspettative collettive alla realtà e bisogna farlo in fretta altrimenti la storia rischia di ripetersi e produrre di nuovo folle invasate ed osannanti.

Categorie: Analisi

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