Decrescite infelici

Pubblicato da Redazione il

Questa cosa della “decrescita felice” (non si merita l’appellativo di “teoria” visto che non ha nulla di scientifico) è un stupidaggine colossale. Per una serie di ragioni.

1. Può decrescere chi ha già troppo, se decresce chi non ha nulla muore. E’ necessario elaborare un modello di sviluppo che concili le aspirazioni di tutti al benessere e non che curi i vizi solo di pochi.

2. Decrescita non è sinonimo di sostenibilità ambientale né di una più sana condotta di vita, né significa una maggiore attenzione alla qualità al posto della quantità (cose giuste, ovviamente), è solo l’altra faccia del solito giacobinismo anticapitalismo.

3. E’ un’idea reazionaria che pone in un imprecisato passato, meno sviluppato, il giardino dell’Eden e un po’ ricorda quello zio Vania, uno dei protagonisti dello splendido “Il più grande uomo scimmia del Pleistocene” che individuava la causa di ogni male nel momento in cui i primati erano scesi dagli alberi, di qui il suo programma politico: “ritorniamo sugli alberi”.

Ecco, il programma di Latouche e Grillo è lo stesso dei reazionari di ogni tempo: “ritorniamo sugli alberi”

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