Caso Mediaset-Vivendi

Pubblicato da Redazione il

(15 dicembre 2016)

Nel 2005-2006 ebbi l’incarico di fare una ricerca sulle relazioni economiche tra Italia e Francia. 
L’idea era quella di capire se dietro l’assalto che i francesi stavano allora conducendo ci fosse una programmazione, un coordinamento (Banche – Grande distribuzione – Alimentare – Polo del lusso – Tecnologia). C’era.
Ma il punto è un altro. Già allora quale fosse uno degli obiettivi principali era chiaro: il controllo di Mediobanca, per poter assumere il controllo dello scrigno finanziario italiano e cioè Generali. (Ora sospetto che anche le Poste, e quindi Cassa Depositi e Prestiti, possa far gola)
La motivazione più generale che muoveva quella “Campagna d’Italia” era invece la seguente: l’Italia è un paese in crisi, ma ha grandi marchi, tecnologia ancora di alto livello e soprattutto le famiglie italiane hanno sostanziosissimi risparmi che possono essere drenati.
Al termine del lavoro andai a Parigi a presentare i risultati della ricerca. 
Tra le domande che mi furono poste alla fine della mia esposizione, una mi colpì in modo particolare.
“Si sta sviluppando in Italia un sentimento anti-francese?”
“No”, risposi io.
“Bene, allora possiamo continuare”, fu il commento del mio interlocutore.
Ora, sul caso Mediaset le opinioni si dividono: ci sono quelli del – diciamo – “è il mercato bellezza”; e ci sono quelli della “difesa dell’italianità”. Non dico che gli uni abbiano torto e gli altri ragione in assoluto. 
Si dovrebbe decidere caso per caso, quindi credo che non si possano fare discorsi teorici definitivi. Tuttavia, mi pare necessario osservare che in un mondo dove gli Stati si muovono sempre più secondo logiche mercantilistiche, a fare i paladini del mercato “nonostante tutto” si rischia di fare la fine del vaso di coccio tra vasi di ferro.

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