Berlinguer e il compromesso storico

Pubblicato da Redazione il

La vulgata – avallata da molti storici di professione – vuole che il Segretario del PCI, turbato per i fatti del Cile dell’11 settembre del 1973, quasi di getto abbia scritto i tre articoli su Rinascita inventandosi la politica del compromesso storico, per il timore che anche in Italia ci fosse il rischio di una deriva cilena.
Eppure le cose potrebbero non stare in questi termini. Andiamo ai testi. 
Il terzo articolo pubblicato su Rinascita il 12 ottobre del 1973 si conclude con la proposta di «un nuovo grande compromesso storico». Un nuovo? E il vecchio qual è? Quello di Togliatti della svolta di Salerno?
Su «Rinascita» nel 1971 Berlinguer scrive: «Un insegnamento che merita oggi particolare riflessione e che viene dalla storia di tutte le rivoluzioni operaie e popolari […] è che nessuna di queste è giunta alla vittoria sul capitalismo, ed all’avvio dell’edificazione di una società diversa, come rivoluzione operaia, fatta cioè esclusivamente dalla classe operaia».
Nel luglio del 1971, davanti al Comitato centrale, Berlinguer dichiara: «l’affermazione, accanto alla componente comunista ed a quella socialista, di una componente di matrice cattolica resta essenziale per far avanzare tutto il movimento operaio e popolare italiano. La nostra politica unitaria non tende al cosiddetto “frontismo”, ma a far avanzare un processo di convergenze, che consenta ad ogni forza di affermare pienamente la propria autonoma ispirazione e peculiare funzione». Non era già tutta qui la proposta del compromesso storico?
La cosa si fa ancora più esplicita con il XIII Congresso del PCI nel 1972 quando Berlinguer dice «in un paese come l’Italia, una prospettiva nuova può essere realizzata solo con la collaborazione tra le grandi correnti popolari: comunista, socialista, cattolica».
Su «Rinascita» nell’agosto del 1972 Berlinguer definisce questa proposta su menzionata come il «terreno di fondo, possiamo dire strategico» e cioè, chiarisce a scanso di equivoci, «la prospettiva dell’incontro delle tre grandi forze della nostra tradizione e della nostra realtà storica e politica: la comunista, la socialista e la cattolica».
Dunque la proposta del compromesso storico viene ufficializzata prima dei fatti del Cile, e non su Rinascita, ma nella sede più propria vale a dire nel corso del XIII Congresso del 1972 ed è lo stesso Berlinguer a dircelo in un discorso del 22 marzo del 1974 alla Camera: «nel settembre e nell’ottobre scorsi […] proponemmo il tema del “compromesso storico”. Ciò facendo, riprendevamo e sviluppavamo la linea del nostro XIII Congresso del marzo del 1972».
Siamo al dunque. Se così stanno le cose è chiaro che i fatti del Cile non c’entrano nulla, o meglio non sono la causa scatenante della proposta del compromesso storico. E allora ecco la domanda: perchè Berlinguer già a partire dal 1971 va elaborando la sua proposta di un accordo tra le grandi tradizioni politiche italiane e cioè la cultura comunista, socialista, e cattolica?

Categorie: Analisi

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