La scuola post-fordista

Pubblicato da Redazione il

la più strategica risorsa economica per un paese non sono né le materie prime, né il petrolio, né i beni culturali, ma per dirla con Julian Simone (“The Ultimate Resource”) le teste dei suoi cittadini. A vincere la gara tra le nazioni in termini di progresso e sviluppo saranno pertanto quei paesi che riescono a creare istituzioni in grado di formare nella maniera migliore possibile il più ampio numero possibile di menti.

In questo senso diviene allora possibile dire che la scuola avrà un ruolo chiave nello sviluppo economico di un paese. Ma come fare per creare una scuola che sia in grado di risolvere la seguente equazione: conciliare il progresso esponenziale delle conoscenza, il tempo scarso, e la progressione di tipo aritmetica dell’apprendimento umano?

Per risolverla potrebbe essere utile partire da un punto e cioè il valore di una formazione classica (l’ideale sarebbe se affiancata ad uno studio serio della matematica). Perché? In primo luogo perché impone un metodo: una versione di greco o di latino è un problema, per affrontare il quale è necessario sbatterci su la testa, fin quando non se ne viene fuori. Due: una versione è una equazione che ha infinite soluzioni: si può sbagliare la traduzione, la si può fare in maniera rozza o in maniera più raffinata, tanto da rendere vivo ed attuale un testo. Tra questi tre diversi passaggi esiste una gamma infinita di soluzioni.
Inoltre, il mondo antico è un tutto in sé concluso, è un ciclo all’interno del quale vi sono tutte (o tanta parte) delle cose che possono accadere ad una comunità di esseri umani che vivono in comune.
Non a caso uno storico francese, di cui non ricordo mai il nome, ha definito l’Utopia come tutto ciò che non è mai accaduto nella storia romana.
Si comprende così perché, come faceva notare Ortega y Gasset, l’Inghilterra elisabettiana formasse le proprie elites quasi esclusivamente sul mondo antico. E’ una esperienza paradigmatica.
L’idea di fondo, mi pare, è quella di fornire delle coordinate, degli strumenti, dei criteri per poter affrontare un futuro che è per definizione ignoto.
E questo è tanto più valido ora quando, a causa del progresso tecnologico, le conoscenze acquisite sui banchi di scuola invecchiano nel giro di qualche anno e, vista la progressione geometrica delle innovazioni, presto potrebbe essere questione di mesi. Non è stato tempo perso imparare a programmare in Basic? o imparare la stenografia?
Ora, a me pare che il sistema scolastico, nella sua concezione di fondo, sia ancora basato sull’idea che si debbano acquisire un tot di conoscenze che saranno valide oggi e per sempre.
In questo senso, il sistema scolastico è modellato su quel sistema industriale incentrato sulla catena di montaggio. Come un oggetto passando lungo i vari stadi di una catena di montaggio si accresce di pezzi, così in un giovane passando per le varie classi vengono immesse conoscenze ulteriori, finchè il prodotto non è completo e viene fatto uscire dalla scuola-fabbrica.
Il punto è che la fabbrica fordista e la catena di montaggio di Charlie Chaplin, non esistono più, ma il sistema scolastico modellato su quella fabbrica esiste ancora.
Ora io mi chiedo: se nelle più importanti imprese del mondo tipo Google ed Apple, si lavora come nelle foto allegate, perché i bambini devono continuare a stare a scuola intruppati come se fossero nell’ 800, sotto il controllo di un insegnante ammantato di autorità che sanziona e punisce come un sergente dell’esercito?
Altra domanda: la soluzione non potrebbe essere quel metodo Montessori ci cui in Italia meniamo gran vanto, ma che è quasi uno sconosciuto? Per inciso si noti che Larry Page e Sergey Brin (fondatori di Google), Jeff Bezos (Il fondatore di Amazon) e Jimmy Wales (il fondatore di Wikipedia) insieme ad un numero impressionante di innovatori hanno studiato in scuole Montessori, il cui pregio, è, tra le altre cose, quello di “insegnare a seguire le proprie curiosità”.
Ultima domanda: ma non è che i problemi della scuola italiana sono oggi legati al fatto che stiamo tentando di andare avanti con un modello che non è più adatto ai tempi? Socrate inseguiva i suoi “alunni” per strada ed era ritenuto fastidioso come un tafano. Platone faceva lezione all’ombra degli alberi dell’Accademia e Aristotele passeggiando.
In sintesi, mi pare di poter dire che se vogliamo continuare ad essere competitivi e creativi dobbiamo metter mano alla concezione di fondo del sistema scolastico, passando dai banchi di Franti, e Garrone ai “banchi di svago” di Google e abbandonare la logica ottocentesca della catena di montaggio, dove si pensa solo ad aggiungere conoscenze come in dei contenitori vuoti.

Categorie: Analisi

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