Le colpe sono della politica non del mercato

Pubblicato da Redazione il

Perchè così tante persone si sono indebitate per comprare casa? Perchè il settore finanziario è stato deregolamentato a tal punto da permettere le più spericolate alchimie della finanza, come ad esempio trasformare un debito in un titolo? Perchè per il credo politico di quegli anni “il mercato non sbaglia mai”.

Eppure noi sapevamo già che il mercato non è in grado di autoregolarsi, è soggetto a pericolose fasi di oscillazione e soprattutto se lasciato a sé stesso tende non alla concorrenza perfetta, ma al monopolio e produce naturalmente una forte polarizzazione sociale, pochi ricchi tanti poveri. Basta leggere la Teoria generale di Keynes, piena zeppa di motteggi contro gli adoratori del mercato.

L’idea che il mercato possa autoregolarsi e possa garantire il benessere collettivo, dunque, era già stata falsificata. Fu per rimediare agli orrori causati da quella falsa credenza che le liberal-democrazie occidentali, e non l’URSS, costruirono una fitta trama di regole per evitare che il mercato potesse auto distruggersi. Non solo, ma la politica oltre ad assumersi il compito di regolare, iniziò a costruire una possente classe media i cui consumi hanno fatto da traino al boom economico post-bellico e sono stati il vero motore del più lungo periodo di crescita delle storia umana.

Quella classe media era una creatura politica, venuta alla luce grazie ad una tassazione fortemente progressiva (fino al 91% per il redditi più alti), alte tasse di successione, sostegno dei salari e della piena occupazione, nonché con la creazione di un possente stato sociale il cui fine era certamente politico (togliere voti ai partiti anti sistema) sia solidaristico (“la ripugnanza provata nel vedere un altro uomo soffrire” come scrive Ritter) sia economico. L’attualità cinese chiarisce perfettamente questo punto. Pechino sa che i consumi europei e americani caleranno nei prossimi anni. Deve pertanto abbandonare il suo modello di crescita trainato dalle esportazioni e provare a crescere sulla base dei consumi interni. Per far ciò i cinesi devono ridurre la propria propensione al risparmio (40% del reddito) e spendere di più. Ad oggi i cittadini cinesi risparmiano perchè sanno che in caso di malattia o di colpi avversi della sorte le spese ricadono sul bilancio familiare. Ecco perchè in Cina hanno deciso di creare un sistema sanitario nazionale: così la quota prima risparmiata per affrontare le spese mediche, potrà essere usata per fare shopping. Cosa che, tra parentesi, ha fatto anche Obama in America.

Ora: la decisione di deregolamentare il mercato è politica, non economica. E’ politica la decisione di smantellare lo stato sociale. E’ politica la decisione di combattere i sindacati. E’ politica la decisione di non avere più come stelle polari della politica nazionale gli obiettivi della piena occupazione e del sostegno dei salari ed abbracciare della lotta all’inflazione e la competitività del “sistema-paese”, o economia dell’offerta. E’ politica la decisone di abbattere quegli argini che erano stati costruiti proprio per tutelarsi rispetto alla disfunzioni del mercato. Ed infine è politica la decisione di tagliare le tasse ai ricchi, continuando a tassare come e più di prima il ceto medio: le conseguenze solo ora stanno venendo a galla, e dobbiamo ringrazia Warren Buffet e Obama per questo: l’uomo più ricco d’America paga meno tasse rispetto alla sua segretaria (solo il 17%). La decisione di sperequare la società, liberando il mercato, è dunque politica. Ecco perchè continuo a sostenere che il mercato, in sé e per sé, non c’entra nulla e siamo di fronte ad un caso di fallimento di una visione politica.

Categorie: Analisi

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