Superare il PCI

Pubblicato da Redazione il

Sulla strada che porta alla riunificazione della sinistra ci sono due piloni che se non evitati rischiano di sfasciare tutto. Questi due piloni furono costruiti dal PCI. Allora avevano un senso, ora sono solo due dogmi senza un perchè.

Il primo, il dogma togliattiano dell’unità, con l’imperativo del nessuno a sinistra del PCI.

Il secondo, il dogma del secondo Berlinguer (dopo la seconda svolta di Salerno) del primato morale, dal che ne conseguiva allora il divieto dell’alleanza con la DC e ora il divieto dell’alleanza con il PD o con “questo” PD, quello renziano, come dicono altri.

Ambedue questi dogmi, come tutti i dogmi, sono falsi, anzi dannosi.

Per il PCI l’imperativo dell’unità a sinistra aveva perfettamente senso. Sia Togliatti che Berlinguer hanno tentato di percorrere una via italiana al comunismo, e per fare ciò avevano bisogno di un certo margine di autonomia da Mosca. Impedire la formazione di partiti a sinistra del PCI serviva ad impedire che Mosca potesse avere uno strumento di pressione massimalista (si pensi a Secchia) che condizionasse Togliatti.

Oggi una tale necessità strategica non ha alcun senso, anzi è un pericolo. Dalle dispute tra anarchici e socialisti, alla scissione di Livorno, il male della sinistra italiana è stato il massimalismo parolaio. Se non si pone un argine a sinistra oggi riapriremo le porte a quell’antica sirena che per tanti è un richiamo della foresta a cui è difficile non rispondere.

Il secondo dogma è il divieto dell’alleanza con il PD, o “questo” PD, come dicono altri.

Una prima considerazione: la differenza tra un partito ed un circolo culturale è quella che quest’ultimo si accontenta del dibattito, dell’analisi mentre il primo ha l’obbligo della sintesi e il dovere di provare ad andare al governo per incidere sulla realtà. Un partito che si pone come pura testimonianza è un circolo culturale e non una forza politica.

Seconda considerazione: le alleanze in politica sono programmatiche, matrimoni d’interesse e non d’amore. Sono alleanze tra diversi, non tra uguagli. Purtroppo la politica in Italia ha un carattere manicheo per cui le alleanze sono concepite come unione sacra tra simili per opporsi al male che sta tutto sul fronte opposto. Il che è segno di un nostro infantilismo politico che faremmo bene ad abbandonare.

Dal che ne discende la terza considerazione: chi siamo noi per dare patenti di presentabilità o di agibilità politica a qualcuno? Chi sono io per dire che il PD di Renzi è infetto e non degno di una alleanza programmatica? Renzi, che io ho avversato in ogni modo, è stato votato dai suoi, che lo percepiscono come loro legittimo leader. Porre il veto di una alleanza con il PD finchè non diventa qualcosa di diverso, significa votarsi all’irrilevanza.

Lo dico da socialista e liberale, io non ho mai creduto che la storia del PCI fosse solo una lunga sequela di errori. Il partito comunista ha avuto un ruolo enorme nella democratizzazione del paese e nella “costituzionalizzazione della masse”, ma ora trasformare in dogmi quelli che allora erano strumenti di lotta politica, (l’unità delle sinistre e il primato morale) significa lavorare allo sfascio della sinistra in Italia e aprire le porte alle destre.

Si abbia pertanto il coraggio di dire dei “no” a sinistra, e dei “no” a destra. Si costruisca una forza politica con una sua identità teorica che dica chi siamo (primum philosofari, deinde vivere) e si faccia un programma conseguente. Ma nello stesso tempo si dica che dopo le elezioni siano disposti ad alleanze programmatiche per realizzare quanto più possibile di quel programma, che è strumento di governo e non un esercizio letterario.

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