“POPOLO E LIBERTÀ”

Pubblicato da Redazione il

Ieri dibattendo con Odifreddi, mi è venuto in mente il – diciamo coì – grido di battaglia dei movimenti popolari nei comuni medievali italiani: “popolo e libertà”. Oltre che splendido, mi pare utilissimo per chiarire alcuni concetti sui quali mi pare che ultimamente si fa una certa confusione.

Partiamo dal principio. Il miracolo occidentale è il risultato di una serie infinita di lotte che hanno prodotto delle vere e proprie rivoluzioni giuridiche con le quali si è chiuso il potere arbitrario all’interno di una fitta trama di diritti.

Jean Bodin, che erroneamente viene definito il teorico della monarchia assoluta (in realtà in Europa mai è esistita la monarchia assoluta) scrive: “La monarchia regia o legittima è quella in cui i sudditi obbediscono alle leggi del re e il re alle leggi della natura, restando ai sudditi la libertà naturale e la proprietà dei loro beni. La monarchia dispotica è quella in cui il principe si è fatto signore dei beni e delle persone stesse dei sudditi per diritti d’armi e di guerra giusta, e governa i sudditi come un capo famiglia gli schiavi”.

Nemmeno il re dunque può violare quella trama di diritti, se non vuole trasformarsi in un despota. Ciò vuol dire che è il corpus giuridico occidentale (l’ottava meraviglia dell’umanità) che ha creato una serie di istituzioni senza le quali il mondo in cui viviamo non esisterebbe, dando la possibilità a ciascuno di estrinsecare liberamente i mondi che ha dentro.

Libertà dunque. Ma la libertà significa stato di diritto e lo stato di diritto può esistere anche senza democrazia. I re, infatti, possono concedere le costituzioni e possono volontariamente limitare il proprio potere. Storicamente infatti il liberalismo nasce prima della democrazia e, in linea di principio, può anche farne a meno.

Ma come fare quando arriva il tiranno? Il pensiero politico cinese non ha dubbi, bisogna sopportare anche l’imperatore tirannico. In Occidente abbiamo teorizzato all’appello al cielo, e cioè il regicidio, ma è una soluzione precaria e momentanea. Come fare allora per rendere durature quelle libertà e tutelarsi dall’avvento dei tiranni?

Invece dell’appello al cielo, si è passati all’appello al popolo. Spesso si dimentica che democrazia significa cittadini in armi, ad Atene la democrazia nasce con il passaggio dagli eserciti omerici, dove singoli eroi duellano con altri singoli, agli eserciti opliciti, di fanti che combattono implotonati.

Ed è cittadino, sia ad Atene che a Roma, colui che può pagarsi l’armamento. Ma se un cittadino deve versare il sangue in guerra, deve anche poter decidere se quella guerra si deve fare o no.

In sintesi, se deve morire per la patria, deve anche poter decidere cosa è bene e cosa è male per la patria, deve quindi sedere nell’Ecclesia e decidere della guerra e della pace… e delle tasse. Il “quod omnes tangit ab omnibus approbari debet”.

In questo senso si può dire che il governo dei più, che partecipano alla gestione della cosa pubblica secondo i loro interessi, è uno strumento efficace per rendere durature le libertà, che tutti devono godere e il motivo è semplice: perché è cosa di tutti, res pubblica per l’appunto.

E però è bene anche sottolineare che nelle democrazia il popolo non può tutto. Nemmeno il popolo può infrangere la barriera di libertà e diritti che sono stati creati per imbrigliare il potere, a meno di non trasformarsi esso stesso in un despota. È la dittatura della maggioranza.

Dunque perchè ci sia il miracolo occidentale è necessaria la costruzione di una infrastruttura di diritti che imbrigli il potere, e per dare lunga vita a quelle libertà è necessario che la maggioranza delle persone cooperi alla gestione della cosa pubblica e goda di quelle libertà. Di qui il potere al popolo. Un potere limitato, e non assoluto, visto che il popolo non può violare le libertà sancite dal diritto.

Ecco perchè trovo splendido ed utilissimo quello slogan “Popolo e Libertà”, a cui sarebbe opportuno dare nuova vita.

In chiusura vorrei far notare una cosa. Machiavelli giustamente si lamenta delle truppe mercenarie come una delle cause della rovina italiana, però sembra non individuare la causa del problema.

Nei comuni italiani gli eserciti erano popolari: sono i cittadini in armi che lottano contro gli imperatori germanici, non truppe mercenarie, che verranno molto dopo.

Che fine fanno allora gli eserciti di popolo? Perchè arrivano i mercenari? Quando i signori locali, con la forza o con il denaro, soffocheranno le libertà repubblicane e trasformeranno i liberi comuni in dispotiche signorie si guarderanno bene dal dare le armi ai propri concittadini. Armi che questi, prima ancora che contro i nemici della città, rivolgeranno con i despoti locali. Ecco perché devono comprare dei mercenari.

Forse è bene ricordarsene di questi tempi: è compito dei cittadini difendere le proprie libertà anche contro il dispotismo della maggioranza. Le libertà si difendono, altrimeni svaniscono in un soffio.

Buon festa della liberazione. Buona libertà a tutti.

Categorie: Analisi

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