L’ultima possibilità

Pubblicato da Redazione il

La nuova legge elettorale è congegnata in modo da favorire le alleanze tra partiti affini per comune appartenenza ad un campo politico, non troppo sbilanciati in quanto a peso elettorale, ma diversi in quanto a toni e politiche proposte.

Questa diversità serve a parlare ad elettorati diversi e convogliarli sull’unica scheda prevista dal Rosatellum.

Al contrario sono penalizzate le coalizione tra soggetti politici troppo uguali tra loro in termini di politiche e troppo diseguali tra loro in termini di peso elettorale: marciare separati, colpire uniti.

Per fare qualche esempio, Lega e Forza Italia fanno parte dello stesso campo politico, hanno un peso elettorale non sbilanciato totalmente a favore di uno o dell’altro e hanno offerte politiche diverse. Così possono attingere ad elettorati diversi, coinvolgere diverse sensibilità e convogliarle sulla stessa scheda e, dato il loro peso elettorale all’interno della coalizione, le loro promesse elettorali possono agevolmente diventare programma di governo. Per queste ragioni è evidente che questa legge favorisce il centro-destra.

Al contrario, se, come Renzi ipotizza, si facesse una coalizione con il PD al centro, come un sole intorno al quale ruotano tanti piccoli satelliti, non farebbe altro che bruciali. Pur facendo parte di un unico campo culturale (più che politico al momento), i rapporti di forza totalmente sbilanciati a favore del PD non renderebbero credibili le proposte politiche dei satelliti in contrasto con quelle del PD. All’interno della coalizione avrebbero scarsa capacità di condizionamento. Così, per quanto è possibile ipotizzare una tale coalizione non potrebbe che essere fatta tra forze troppo simili (il che significa non parlare ad elettorati diversi) e tra un gigante e tanti nani che convoglierebbero pochi voti sul candidato dell’uninominale.

C’è di più. Non è per niente detto che il M5S sia sfavorito nei collegi uninominali a causa di candidati, diciamo così, non di altro profilo. Quello grillino è un voto identitario: si vota il simbolo, garanzia di purezza ideologica del candidato e della sua “onestà”, a prescindere se lo stesso crede nelle sirene o impazzisce per le scie chimiche.

Ciò significa che data la spaccatura a sinistra, con MDP che toglie voti al PD, ed il voto identitario proprio del M5S nei collegi uninominali il partito democratico potrebbe arrivare terzo, dietro la coalizione di centro-destra e il M5S.

Ritorna dunque con forza la necessità, anche alla luce del Rosatellum, di costruire una grande forza unita a sinistra del PD. Una forza socialista, liberale, progressista e radicale, aperta al cattolicesimo progressista e che non si perda nelle fumisterie dei massimalisti d’antan.

Una “forza riformatrice” per usare l’espressione di Ugo La Malfa in grado di ridare vita a quei centro-sinistra che con Cavour-Rattazzi, Nenni-Moro, Craxi-Andreotti, Prodi-Amato hanno rappresentato importanti momenti nella storia di questo paese.

Chiudersi a sinistra, voltare le spalle ad una possibile alleanza con il PD, significa sfasciare definitivamente la sinistra in questo paese e spalancare le porte ai populisti.

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