Le società aperte: Roma antica e gli Stati Uniti

Pubblicato da Redazione il

Ogni popolo ha un mito fondativo. Nell’antichità, spesso all’origine di una nazione mettevano un dio o un eroe semidivino. Non a Roma.

Roma ha due miti fondativi, uno è il “trittico” , molto letterario, di Enea, Anchise e Ascanio. L’altro è meno noto, ma forse più vero.

Nella “Vita di Romolo”, Plutarco, ricostruendo la nascita di Roma, ad un certo punto scrive: “Quando la città ebbe il suo primo insediamento istituirono un luogo sacro per accogliere i fuggitivi, e lo posero sotto la protezione del dio Asilo: vi ricevevano tutti, non restituendo lo schiavo ai padroni, nè il povero ai creditori, nè l’omicida ai giudici; anzi, proclamavano che seguito al responso dell’oracolo di Delfi, avrebbero concesso a tutti il diritto di asilo. Presto la città si riempì di abitanti” (9,3).

Alla base della Statua della Libertà a New York c’è un sonetto intitolato “Il nuovo Colosso” di Emma Lazarus: “Antiche terre, – ella dirà con labbra mute – a voi la gran pompa! A me date i vostri stanchi, i vostri poveri, le vostre masse infreddolite desiderose di respirare liberi, i rifiuti miserabili delle vostre spiagge affollate. Mandatemi loro, i senzatetto, gli scossi dalle tempeste, e io solleverò la mia fiaccola accanto alla porta dorata.”

Per le grandi nazioni è la forza delle istituzioni a fare i buoni cittadini, non le loro origini, non la loro stirpe, non la consanguineità. Quando le istituzioni consentono a ciascuno cittadino di poter dispiegare quell’universo che è ogni essere umano ed inseguire la propria privata, quasi intima, idea di felicità, allora quelle nazioni crescono e prosperano. E’ la libertà che fa il genio e non la nascita. Altrimenti come spiegare quell’esplosione di talenti che fu Atene, Roma, Firenze?

Sono le istituzioni e l’idea che in esse è racchiusa a plasmare gli uomini, a trasformarli, a riscattarli dalla loro sorte e condizione. Al contrario, solo le nazioni allo sbando, che hanno perso ogni senso di progetto collettivo, ad aver paura delle porte aperte, perchè esse per prime hanno perso l’anima.

Ora mentre l’intero ordine liberale pare vacillare, gli Usa innalzano muri, l’Inghilterra si isola, la Germania cerca immigrati “qualificati” e noi vogliamo inventarci un improbabile test di cultura italiana, il ridicolo “Ius Culturae”, (voglio vedere quanti leghisti lo supererebbero), Roma, come quei primi Stati Uniti, riconosceva apertamente di avere alle proprie spalle non un popolo, ma un nucleo meticcio, ibrido di persone che poi attraverso istituzioni comuni ed una comune idea di futuro si era trasformato in un’unica entità: “e pluribus unum”. Non a caso.

C’è di più: Roma, come emerge da Plutarco, addirittura si vantava di essere stata fondata da schiavi, poveri, omicidi, fuggiaschi, che seppero trasformarsi in liberi cittadini, fondare istituzioni che quella libertà preservassero come il bene più prezioso e gettare le basi di una civiltà che vive tutt’ora.

Categorie: Analisi

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