L’albero degli zecchini non esiste e il gatto e la volpe hanno fatto una brutta fine

Pubblicato da Redazione il

Ritorno sulla questione dell’euro. Ieri ho scritto che il problema dell’Italia non è l’euro e lo confermo.

La cosa è stata criticata. Generalmente chi attacca l’euro lo fa perchè sostiene che all’interno del sistema monetario nel quale ci troviamo non è consentita la svalutazione della moneta, cosa che – argomentano i “Noeuro” – in questo momento ci aiuterebbe molto.

Eppure la cosa è falsa: le svalutazioni non ci farebbero per nulla bene. Anzi sono il veleno che un pò alla volta abbiamo negli anni ingerito e ora ci sta uccidendo. Mi spiego.

1. A rigor di logica, se le svalutazioni servono, è perché il nostro export è in affanno. E invece non è così. Il nostro export vola. Scrive il Sole24Ore: “nei primi 9 mesi del 2017, l’export italiano ha raggiunto quota 330,7 miliardi di euro, crescendo del 7,3% rispetto al 2016. Una crescita che si concentra soprattutto nei paesi extra europei (8,4%) e che supera sia il livello medio degli scambi mondiali (4,6%), sia le performance messe a segno, nello stesso periodo, da Germania (6,4%) e Francia (4,1 per cento).”

2. I campioni delle esportazioni sono quelle aziende che producono prodotti innovativi, d’eccellenza, di qualità. In sintesi, facendo cose meglio degli altri, vincono la concorrenza internazionale.

3. la svalutazione competitiva della moneta si chiama dumping monetario ed è tra le principiali cause dei nostri guai economici. Il motivo è semplice. L’azienda “A” fa un prodotto buono e vende. Con il passare del tempo i concorrenti internazionali fanno un prodotto migliore di quello dell’azienda “A” che inizia così a perdere quote di mercato.

A questo punto l’azienda “A” per non essere messa fuori mercato, dovrebbe investire in ricerca e sviluppo e migliorare il proprio prodotto per vincere la concorrenza. Ma invece di farlo inizia a sbraitare, strapparsi i capelli e bussare alle porte della politica. La politica, sensibile alle voci dei territori, può intervenire in vari modi (sussidi, sgravi fiscali ect), ma nel caso che ci interessa interviene con una svalutazione della moneta. Così, d’un colpo il prodotto dell’Azienda “A”, ormai superato e di scarso qualità, ritorna ad essere competitivo per un certo periodo sui mercati internazionali senza che l’azienda abbia speso un solo euro per migliorarlo.

4. Il guaio è che se tutto un sistema economico fa questo per vari anni, si producono delle conseguenze molto spiacevoli. La prima delle quali è quella di rendere inutile agli occhi dell’imprenditore gli investimenti in innovazione e ricerca. Così tutto un sistema economico si ammala, mentre crede di essere sanissimo. Quando poi la crisi arriva, il risultato non può che essere la sparizione di quelle aziende che hanno pensato di poter vivere in eterno sugli allori, continuando a produrre per decenni sempre la stessa cosa. Ecco perchè in Italia, dove si è negli anni abusato con le svalutazioni competitive, si è registrata la sparizione del 25% della produzione industriale

Chiudo. Questo paese è stato costruito con in testa l’idea della “Terza Italia”: dopo l’Italia di Roma, e dopo l’Italia dei Comuni, si trattava di costruire una Nuova Italia forte per la sua stabilità finanziaria e ammirata nel mondo perchè faro per il rigore degli studi e il progresso delle scienze.

Ora la stiamo distruggendo pensando che con un colpo di italica furbizia riusciremo in un istante a capovolgere ogni cosa e metterci alle spalle gli anni sprecati a fare le cicale invece che a sudare sui banchi di scuola. Illusioni. Le bacchette magiche (in questo caso le svalutazioni della moneta) non servono a nulla, anzi sono dannose.

Le cicale perdono sempre e le formiche vincono sempre. Servono tempi lungi, studio intenso e sacrifici. L’albero degli zecchini d’oro non esiste e il gatto e la volpe hanno fatto una brutta fine.

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