La cupio dissolvi della sinistra italiana

Pubblicato da Redazione il

C’è un che di incomprensibile in ciò che sta accadendo alla sinistra in questo paese. Una cupio dissolvi che francamente fa sorgere qualche dubbio sulle capacità politiche dei vari leader.

Non credo che ci voglia un premio Nobel in Scienza Politica per capire che se tu Bersani dici che, dopo il voto, ti alleerai con i grillini, gli elettori invece di votare “Liberi e Uguali” voteranno direttamente il Movimento Cinque Stelle.

Lo stesso errore lo fece De Martino nel 1976 quando, in nome degli equilibri più avanzati, dichiarò che mai più il PSI sarebbe andato al governo senza il PCI. Quando nel giugno dello stesso anno si andò a elezioni il PSI prese un “misero” 9,6% e De Martino perse la segreteria. (Per fortuna che dopo ci fu Craxi). Certo, quello che allora per il PSI fu un tracollo per Bersani sarebbe però uno straordinario (ma impossibile) successo.

E qui qualcuno potrebbe obiettare: ma come? e Corbyn e Mélenchon? Loro hanno percentuali di tutto rispetto. Anche in questo caso non credo serva un Nobel in Scienza dei Sistemi Politici, per far notare che in Francia e nel Regno Unito non c’è un gigantesco partitone che drena il voto massimalista e lo tiene congelato in un partito identitario, come fa il Movimento Cinque Stelle in Italia.

E poi, non credo ci voglia un premio Nobel in Scienza Politica per capire che con questo sistema elettorale le compagne elettorali si vincono con partiti che all’interno della coalizione fanno il gioco delle parti e fanno finta di litigare, per poi governare d’amore e d’accordo dopo aver vinto le elezioni.

È quello che fanno Lega e Forza Italia. Salvini fa il populista e Berlusconi fa il moderato, così facendo ampliano l’offerta politica e, attingendo a più bacini elettorali, convogliano più voti all’interno della coalizione.

Non solo. Al momento non vi è neppure una leadership condivisa della coalizione di centro-destra, il che è un propellente fortissimo nell’attrarre voti, visto che, come dichiarato in più occasioni sia da Berlusconi che Salvini, il leader sarà colui che prenderà più voti, fosse anche uno solo.

C’è di più. Mesi fa invitavo a osservare il caso della Brambilla e del suo movimento animalista. Quando dissi che la cosa era interessantissima, venni quasi preso in giro. La principale caratteristica di quel movimento è che, pur essendo legato ad una coalizione di destra, può attingere ad un voto trasversale. Non arriveranno mai al 3%? Non fa nulla, comunque tolgono voti agli altri. Le elezioni si vincono anche così. Ciò vuol dire che in vista delle elezioni potremo assistere ad una proliferazione di liste e movimenti imperniati su questioni trasversali alle aree politiche.

A sinistra invece continuano a imporre abiure e atti di fede, Credo ed atti di dolore, per poter fare una coalizione unitaria. Anzi peggio, si continua a dire che deve esserci un programma e una leadership comune. Il che non ha nessun senso, visto che, invece di allargare l’offerta politica e la possibilità di attingere a diversi bacini elettorali, la si restringe. L’ho scritto più volte e lo ripeto: le coalizioni hanno senso se tra diversi, non tra uguali.

Così mentre la destra fa la campagna elettorale litigando (per finta) per poi governare d’amore e d’accordo, a sinistra fanno la campagna elettorale cercando l’unità, non la trovano e si scannano (per davvero). Risultato? Non governeranno per i prossimi dieci anni (se va bene).

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